27/02/10

It's complicated


Nancy Meyers è un prodotto. O meglio, è una marca. Una marca che piace e fa di tutto per essere piacente.
Non si può ignorare, d'altronde, che i suoi prodotti non siano fini a sè stessi. In altre parole, vista la totale piattezza del genere commedia, Nancy Meyers sembra una manna dal cielo. In primis, perchè non ostenta. E' capace, come una vecchia sarta di paese,
di cucire storie in maniera lineare, non eccedendo nella complessità, ma mantenendo una coralità
"polifonica", con più personaggi che entrano in scena come le note di una melodia e ritornano (le note sono 7, i personaggi sotto la decina) in modo consequenziale, senza combinazioni complesse. In poche parole, Nancy Meyers garantisce la leggibilità e la classicità. Il suo modo di approcciare alla direzione complessiva di un film è molto naturale. Tra nuove tecnologie e assetti famigliari, la Meyers è un pò l'erede plastica della Ephron, ma in realtà ha uno stile riconoscibile, per quanto eccessivamente votato al commercio. It's complicated è il suo titolo migliore. Ha uno spessore narrativo più complesso dei precedenti casi e soprattutto mostra le piccole cose come grandi avvenimenti. Il suo è un cinema a misura d'uomo. Non a caso, molto spesso sceglie attori di un certo peso e di una certa età, non ragazzini giocattoli e bellocci.Da Diane Keaton a Jack Nicholson, fino ad arrivare a Meryl Streep. La Streep riesce a reggere sulle sue spalle l'intero film, dalla durata di due ore, affiancata da due spalle di rango, Alec Baldwin e Steve Martin. Ciò che colpisce è la sua capacità di mutare registri con una singola espressione. Paradossalmente, in un film come questo, non c'è la staticità dei drammoni monoespressivi e, nel passaggio dal serio al faceto, Meryl si impone con bravura indiscutibile.Per il resto, John Krasinski è una sorpresa. E' il suo personaggio che entra in empatia e a cui è affidato un ruolo scomodo in accezione positiva, onnisciente rispetto a ciò che sta accadendo nella vita famigliare. Qualche banalità, ma un prodotto discreto.

Strafumati-David O. Russell

Se Wes Anderson è più lucido, David O. Russell è più sporco, impreciso, vacuo nel senso più positivo della parola. Se Anderson è più analitico, David O. Russell è più sintetico. Niente psicologismo puro, ma assoluta vacuità di ogni cosa. L'analisi non manca, ma porta al no-sense. David O. Russell sa di non essere un grande cineasta. Non ha la produzione dalla sua parte, gli investimenti, i successi. Tanto che "Nailed" il film con Jake Gyllenhaal e Jessica Biel, oltre che la fantastica Catherine Keener, girato, a quanto pare, nel 2008, in buona parte, non ha visto la luce. Anche se sembra che Cannes aprirà le braccia ad un regista alternativo e complesso. I Heart Huckabees non è un film riuscito, ma non credo che David volesse puntare sulla riuscita, quanto piuttosto sulla mancanza di continuità narrativa, secondo il modello classico. La sceneggiatura non fa altro che seguire percorsi incerti e imprevedibili, in un ordine, però, perfettamente integrato. C'è una discrepanza tra il legame tra gli eventi scandito con precisione e l'insensatezza degli stessi. Non siamo di fronte ad una farsa, ad una parodia. La psicologia non è la pietra fondamentale. Dominano il vacuo e il vuoto, termini del tutto legati alla sua poetica. "Three Kings" è, dalle scelte cromatiche al carattere ironico, un "Train de Vie" americano sullo spettro iracheno, nei primi anni Novanti. E' un'opera che ha una forza assurda, circa un migliaio di volte superiore al "Jarhead" di Sam Mendes. Oltre al no-senso c'è un altro elemento: la definizione intrinseca dell'uomo. E se si parte con l'essere cinici nella realizzazione dei propri scopi, si giunge ad un'affermazione positiva e conciliatoria. David O. Russell è in parte Hollywoodiano, circondato dalle sue star, in parte un nevrotico Europeo, ma soprattutto è David O. Russell, Strafumato per definizione.

25/02/10




In uscita

Codice: Genesi


The book of Eli
con Denzel Washington e Gary Oldman
diretto dai fratelli Hughes

da Metacritic


La recensione con il voto più basso
è di David Denby del New Yorker (20/100), secondo il quale il film combina la massima pietà vacua e violenza spietata;
quella con il voto più alto è equivalente a 75/100, e scegliamo la sintetica definizione di Mick La Salle del San Francisco Chronicle, il quale definisce il film una storia dinamica, in grado di rappresentare le modalità di ricostruzione della società, di fronte ad un evento apocalittico.

da Imdb, il voto del pubblico, abbiamo un 7,2/10.


--Il film sarà recensito sul Blog domani--

Invictus-l'invincibile





ultimo film del prolifico Clint Eastwood
con i candidati all'Oscar Morgan Freeman e Matt Damon

film tratto dal libro di John Carlin
trovate nel blog la recensione di Invictus a questo link:http://contactcinema.blogspot.com/2010/01/invictus.html



Metacritic dà una media di 74/100
Imdb, dà 7,5/10

Due film indie per due case di distribuzione non gigantesche:
-la Bolero presenta "Afterschool", ritratto adolescenziale complesso, sulla scia di Gus Vas Sant. Nel cast figura il Michael Stuhlbarg degli ultimi Coen.La direzione è affidata a Antonio Campos.

interessante l'intervista su Movieplayer
http://www.movieplayer.it/articoli/06646/antonio-campos-e-il-significato-delle-immagini/

- Il norvegese Nord è distribuito dalla Sacher e solo per questo aspettiamo qualcosa di molto sopra alla media. In più, il road movie sulla neve fa sempre un certo effetto.

il sito ufficiale al link
http://www.nordthemovie.no/,
per chi comprende la lingua, of course.

Tutto il resto è noia...

19/02/10

La bocca del lupo

La bocca del lupo non è un corto per pochi minuti.Supera di poco l'ora, durata minima che separa un film breve da un lungometraggio. Prima di narrazione, il film è immagine e poesia.La prosa, l'ampollosità dei dialoghi non trovano spazio.E non trovano spazio i gargarismi di interpreti che tendono ad anteporre sé stessi al loro personaggio. Come il mare è un luogo derelitto e angusto, così le pendici delle persone, i loro più alti modelli di vita non possono che abbassarsi nei momenti difficili, cogliendo il mare tremante.L'ultimo lembo di terra, allora, appare scosceso e pietroso e il mare, che dall'alto è una chiazza multiforme, sembra, a confronto, ridente e luminoso. Tutto dipende dai punti di vista.La bocca del lupo è quella lunga galleria che la vita pone davanti.Non a tutti. E' quel vicolo modesto, emarginato come lo sono chi vi dimora. E' una storia di fuga, di amore, di attesa. Il film, realizzato attraverso la Fondazione dei Gesuiti, è silenzio anche quando si proferisce parola. E nel mare vicino e nel mare lontano vive chi si tiene a galla con dignità. Perché tutto dipende dai punti di vista. Punti di forza e punti di debolezza, mete lontane, vicine, incontri in un edificio che è lì in alto, con le sue sbarre strutturato, e noi non lo vediamo. Perché tutto l'amore del mondo sta negli sguardi, nella voce, nei modi.Perché tutto l'amore del mondo sta nel passato dei transatlantici che partono e nelle danze di un tempo.Perché c'è una traccia visibile di povertà che attanaglia anche Genova, avvolta dalla nebbia dell'indifferenza.

16/02/10

Paella-Il mio primo editoriale...

Oggi c'è il festival musicale della canzone italiana...Un'occasione da non perdere per guardare dei film...
Il perchè è chiaro. I film sono tappabuchi televisivi. E, d'altronde, bisogna mettere delle toppe, soprattutto se si è in garanzia (come Mediaset). Perciò spuntano i film, mutilati, mandati ad ore incredibilmente succulenti. Il cinema e la televisione non sono in buoni rapporti da anni.La televisione forse non ha bisogno del cinema. Produce talent, reality, talk, fiction, informazione (?), inchiesta. A cosa serve un film? A tappare i buchi, come quando c'è il topo che non può essere rincorso dal gatto e si preferisce usare una tecnica soft, sperando che il gatto guarisca o che il topo si annienti con le sue stesse zampe. E poi? In estate, periodo quantomai lieto per i cinefili, tutte le reti diventano topi in cerca di formaggio, senza interesse. E, in questo momento, il cinema ha un'eco considerevole. La televisione è mercificazione. Compriamo ciò che vediamo o siamo indotti a farlo. La merce può essere di qualsiasi qualità. Non sta a me giudicarla. D'altronde, sono un compratore di merce. La merce non è oggettiva. Se uno vuol comprare una marca sportiva o un'altra classica, dipende dal proprio gusto. L'oggettività sta nel dire che un maglione sia realizzato con migliori materiali di un altro. Cachemire e acrilico. Il cinema, quando non è televisione, è arte, non merce. Mi spiego. C'è un certo cinema "televisivo", quello che ottiene un'enorme visibilità televisiva prima o durante l'uscita in sala. Si parla di visibilità nazionale. Questo tipo di cinema non è arte ma merce. Vari i motivi. In prima istanza, un cinema televisivo ha lo stesso intento della televisione. L'incasso (anche l'auditel serve per il pagamento dagli inserzionisti pubblicitari). Ken Loach vorrebbe incassare, forse, come tutti. D'altronde, l'incasso non può essere molla dell'arte. Per cercare la moneta, si tenderebbe alla ripetizione coatta di stessi. Moccia è un esempio. Per l'artista il successo economico non serve ad altro che accrescere la sua possibilità espressiva. Certo, se la vita migliora, non ci si può lamentare. Poi si differenziano Artisti e Mestieranti. In realtà questi due termini sono a dir poco ambigui. Colui che vuole affermarsi come Artista, in molti casi, deve essere Mestierante. Un Artista, pur di assicurarsi la visibilità e l'introito, per fare i film che vuole, non può che scegliere una strada, quella commerciale. E quali sono le nuove strade percorse per le prime apparizioni? Normalmente i blockbuster. Almeno oggi. Prima c'era Scorsese che lanciava Jodie Foster, oggi c'è James Cameron che lancia la pur meritevole Zoe Saldana. Ma anche nel blockbuster ci può essere intelligenza, cosa che manca al cinema televisivo. Kubrick, in altro ambito, è un autore, talvolta con molti mezzi, ma la complessità della sua Arte sta proprio nell'assembaggio di Mestiere e Capacità Concettuale di definire un discorso che precede la Logica Pura, attraverso l'Emotività Controllata. Ciò mette in evidenza come i soldi non siano sempre in disaccordo con l'arte. In questo senso, Kubrick decise di realizzare "Spartacus" per sovvenzionare i suoi futuri progetti indipendenti. E, con tutte le difficoltà, impresse la sua mano, al dì là di tutto. Il cinema non è arte solo se nasce come esperienza non artistica. Il cinema non è Arte quando fa precedere, sin dalla sua intenzione primaria, la logica del mercato ad ogni logica diversa. Anche il cinema meno riuscito è Arte, quando parte da presupposti Artistici. Uwe Boll, colui che è stato indicato come il "peggior regista " in circolazione, è un Artista. Perchè non parte da una prospettiva meramente economica. E' da questo punto di vista che, secondo me, si può definire l'oggettività dell'Arte. Qualsiasi persona è oggettivamente un artista quando crede di esserlo e si sforza a provarci. Smette di esserlo quando cerca l'incasso prima di tutto. L'arte diventa merce, così come il cinema diventa televisione.


Oggi in Tv: 23,20
Barry Lindon

12/02/10

Strafumati


Questa sarà, e lo prendo come un impegno, una rubrica settimanale fissa...Strafumati, dal titolo italiano dell'omonimo film, sono coloro che viaggiano su binari più strampalati . C'è un treno che corre veloce, sfrecciando senza sosta. Gli strafumati sono quelli che aspettano fino all'ultimo momento per allontanarsi dalle rotaie. C'è una serata di gala e indossano un mankini sullo stile di Borat. C'è il rosso al semaforo e passano, con il verde si arrestano. Il primo film è:

Le avventure acquatiche di Steve Zizzou
Gli idioti assumono un carattere surreale, mentre tutto gli scappa dalle mani, oltrepassa la testa e un senso minimo di credibilità. Ma Wes Anderson non è un comico e sotto le scaglie dell'insensatezza nasconde la sua verità. Steve Zizzou è un tipo strano, uno che ripete spesso le stesse cose, che non ha ironia da vendere, leggermente fuori dalla terra, avendo scelto il mare. Questa stessa sua passione viene enfatizzata e ridicolizzata. Ci si ispira a Jacques Costeau, in sua memoria, come evidente dalle ultime didascalie. Ma non c'è agiografia biografia. Steve Zizzou ci appare come un inetto, incapace di garantirsi un sostentamento senza la moglie, un ex-latin lover ora con la pancia ed un fisico non imbattibile mostrato addirittura in speedo. Non si capisce dove finisca la sua intelligenza e dove cominci la sua stupidità.Probabilmente è la sua stupidità che lo fa apparire intelligente. Ha ,d'altronde, un filo di malinconia continuo, dall'inizio alla fine, come se fosse un clown che si muove senza far ridere piangere. Molto aiuta la mobilità del viso di Bill Murray che, come quasi sempre, è impagabile con la sua interpretazione. Attorno a Zizzou si mescolano personaggi strani,Se Eleonor, la moglie ricca, è una femme fatale di una certa età, mascolina, donna-vampiro con un certo cuore, grazie all'interpretazione di Anjelica Huston con sigaretta in mano, la Jane di Cate Blanchette appare, nel suo essere fuori contesto, un pesce fuor d'acqua, o, ancora meglio uno di quei delfini che sorvegliano, telecamera sul dorso, le varie aree della nave. E poi c'è il figlio (ma è il figlio?) Owen Wilson che giunge improvvisamente ed entra a far parte del gioco, con poche battute (veritiere?) che delineano la sua vita passata. Ci si spara e, colpiti, si chiacchiera amabilmente, come se nulla fosse. Parodia allo stato puro, con garbo, ottima struttura narrativa e qualche musica fantastica...In una sequenza cardine ci sono i Sigur Ros.

10/02/10

Anteprima in streaming


Appena ottenuto l'invito per l'anteprima di La bocca del lupo il 15 Febbraio, ore 21.10.

E' qualcosa di molto diverso dal solito. Si tratta di un'anteprima in steaming. Non un servizio on demand, bensì una trasmissione multicast, in cui gli spettatori guardano, comodamente da casa propria, nello stesso momento, il medesimo film, peraltro in uscita nelle sale quattro giorni più tardi. Quest'esperienza, la prima in Italia, è offerta da Mymovies, il cinema in presa diretta.
Domani il trailer, le critiche e alcune foto del film.



Qui le nomination all'Oscar
http://oscar.go.com/media/2010/html/print10.html


Come andrà a finire?
Comincia il gioco del "Vincerà" e del "Dovrebbe vincere"...Non ho visto tutti i film e quindi anche il secondo parametro potrebbe cambiare.


Cominciamo, per oggi con

Best film
An education
A serious man
Inglorious Basterds
Avatar
The blind side
Up
District 9
Up in the air
The hurt locker
Precious


Vincerà: Ragioniamo. Avatar è il film con più incassi di sempre. Ha vinto il Golden Globe. D'altronde ha nomination esculsivamente tecniche. Attori snobbati, sceneggiatura assente. Questo ci fa propendere sulla limitazione delle possibilità di vittoria. An education non può sperare che per Carey Mulligan. A serious man nella lista è un omaggio al cinema d'autore che non ha l'appeal per vincere. The blind side è una sorpresa in negativo. Ha solo la nomination per la Bullock, oltre a questa. Serve solo ad ammonire i giurati su chi premiare in quella categoria. Up non ha chance, giacchè l'animazione non ha possibilità di vittoria alcuna in questi ambiti. A questo punto la rosa è di cinque film: District 9 si dividerà i voti con Avatar. Questo non andrà a vantaggio di nessuno dei due film di fantascienza. Se ci fosse stato Star Trek, che personalmente, abbiamo adorato, Avatar sarebbe del tutto tagliato fuori dalla competizione. Up in the air e Precious sono più o meno sulla stessa lunghezza d'onda. Sono storie che con taglio diverso hanno una valenza sociale. La crisi economica e i licenziamenti facili da una parte, la comunità nera di Harlem e la violenza dall'altra. Ritengo entrambi i candidati molto forti, più forti dell'altra accoppiata The hurt locker e Inglorious Basterds. Vi spiego il perchè. Il secondo prodotto di Tarantino non è pulp come i precedenti e ciò dovrebbe giovare, ma la motivazione artistica è succube di un'ideologia forzata e la farsa, per quanto perfetta sia, non favorisce i premi. La mancanza delle due attrici candidate, Melanie Laurent e Diane Kruger non fa ben sperare. Per The hurt locker il discorso è più complesso. Il film con la Bigelow ha vinto quasi tutto, ha ammaliato i critici. Non ha convinto il pubblico, con un'apertura estiva e con un incasso irrisorio. Poi è un film di guerra e si sta puntando più i riflettori sulla Bigelow come regista che sul film stesso. Credo che ciò influirà. Dare due premi, i più importanti, ad una donna, nel medesimo anno, è forse troppo per i vecchi membri dell'Academy abituati a fare i conti con uomini di una certa età. La Bigelow ha fatto bene, d'altronde, a screditare la Mostra di Venezia, che, parere del sottoscritto, non ha nulla di Cannes o Berlino, ma anche Roma e Torino offrono molto spesso qualcosa di meglio.


Chi dovrebbe vincere: Ho visto otto dei film candidati. Mi mancano Avatar e Precious. Che dire? ll premio più importante credo debba andare a The hurt locker che, insieme ad A serious man, Bastardi senza Gloria, Up in the air e District 9, rappresenta il meglio di una stagione di gran lunga superiore alla precedente.

09/02/10

Festival di Berlino

Due film molto attesi quest'anno...

Howl


Lo aspettiamo perchè:

1) è diretto da Rob Epstein, il primo documentarista di Harvey Milk. Oscar per questa pellicola nel 1985, trasmette un'affabilità compassionevole, senza accenno di pietismo o vittimismo. Gus Vas Sant gli deve moltissimo. Intere sequenze del "Milk" del 2009 sono copia speculare del documento "dal vero". A lui si affianca, come sempre o quasi, Jeffrey Friedman.

2) un cast di livello altissimo potrebbe lasciare il segno. C'è Mary-Louise Parker, Alessandro Nivola, David Strathairn e soprattutto James Franco, che con i ruoli omosessuali ci sguazza ormai.

3)la storia, un processo per oscenità, nei confronti del poeta Allen Ginsberg per il poema "Howl", in piena beat-generation.

The ghost writer-L'uomo nell'ombra


Lo aspettiamo perchè:

1) Roman Polanski è un grande regista. Nella vita si commettono degli errori, non è nè il primo nè l'ultimo. Polanski è un uomo e dovrebbe essere punito. Ma dire che un crimine è impunito solo perchè si tratti di una star non corrisponde al vero. Quanti uomini comuni non scontano niente?

2) il ritorno al thriller fantapolitico potrebbe, anche grazie al soggetto, dare nuova linfa alla carriera e concederci un capolavoro all'altezza del maestro. Il ghost-writer è una figura, in genere, complessa, e di certo poco conosciuta.

3) il cast è discreto con Ewan McGregor, Olivia Williams, Tom Wilkinson, a cui fanno da contraltare Kim Cattrall e Pierce Brosnan, che si spera, diano una buona prova, cosa piuttosto rara.



08/02/10

06/02/10

Femme Fatale di ieri e di oggi

Eva Green, la ninfa dallo sguardo assassino













Veronica Lane, "I wasn't a sex symbol, I was a sex zombie."










Evan Rachel Wood, l'anticonformismo nei cromosomi.










Alida Valli, "Senso" di un "caso" poco "gridato".

Si allude al capolavoro di Visconti, al film girato con Hitchcock, unica attrice mora musa del regista, e al "Grido" di Antonioni, oltre che alla sua fine in miseria.
Helena Bonham Carter, giocattolo a molla











Scarlett Johansson, la donna dalle labbra scarlatte











Marlene Dietrich, l'ambiguità. Von Strenberg, ti odio, ti amo.

02/02/10

Fantastic Mr. Fox




Wes Anderson trasporta la sua filosofia cinica e disincantata e la sua profonda complessità stilistica in uno stop-motion animato. Si tratta del'omonimo testo di Roald Dahl. Dahl ha dato la sua quintessenza al cinema. Così, almeno, la pensa Anderson. E non ha torto per due motivi: in primo luogo perchè i suoi testi possono essere facilmente trasposti, in più per quella dote, tipicamente cinematografica, di strutturare una storia compiuta senza sbavature con una descrizione ed un narrazione mai svincolate dall'elemento riflessivo. Ricordate Charlie e la Fabbrica di Cioccolata? Mi riferisco alla versione con Gene Wilder, meno zuccherosa del Tim Burton più macchietta. E' tratto dal suo omonimo libro. E Matilda sei mitica? Danny De Vitto alle prese con la black-comedy. I Gremlins, quei mostriciattoli che hanno invaso i cinema? Tutto opera di Dahl. E molto altro. Anderson sembra essere del tutto avulso dalla poetica di Dahl. Non è così. Infatti, come accade molto spesso, il sottotesto è più importante della trama in sè. In primo luogo, c'è un parallelo di perfetta concatenazione tra il regista e lo scrittore: il topos della famiglia. Una famiglia in cui non necessariamente si vive bene, come in Matilda, povera, che non può offrire molto come in "Willy Wonka", senza genitori come in "James e la Pesca gigante", complessa come in "Fantastic Mr. Fox". In Anderson, il discorso non cambia, anzi si amplifica. Primo film, "I Tenenbaum", famiglia i cui elementi si distinguono per le fobie, i sentimenti repressi, le ossessioni, i rapporti simbiotici. Secondo film, Il treno per il Darjeeling con i tre fratelli Whitman che si ritrovano dopo la morte del padre in un viaggio che sembra non avere senso, nella sua disperata ricerca verso ciò che pende indefinito e che si perde per strada. Terzo film, Rushmore, tra i tre protagonisti, uno studente e due professori, si instaura un rapporto che sembra modellato su basi assimilabili ad un concetto di comunanza. "Fantastic Mr. Fox" è forse il compimento del perfetto rapporto tra i due artisti. Anderson ha un grande talento visivo, evidente in ogni aspetto del film, e conferisce ai personaggi di penna un'immagine di impatto. Articola un discorso semplicistico, rispettando la trama e la fruizione infantile, e delinea un mondo di "diversi". Diversi dagli altri, o meglio, diversi dall'immagine che si vuole trasmettere agli altri. In questo senso esplicativa è la figura del piccolo Ash. Ma c'è di più. E' un mondo di scontro-incontro continuo tra coloro che dimorano nell'albero, coloro che vi sopraggiungono e i tre fattori agricoli. Anche la medesima collaborazione tra animali contro gli uomini è esclusivamente generata da un senso di necessità.
Quando tutto passa ognuno, ogni cellula famigliare, vive per sè. Il film vanta voci di eccezione: Meryl Streep, George Clooney, William Dafoe, Bill Murray, Owen Wilson, Jason Schwartzman. Tecnicamente perfetto, forse è la miglior opera di Anderson. Pollici altissimi per la colonna sonora. Si spera che abbia la meglio su "Up" nella categoria Miglior Film d'Animazione. I due film sono diversi negli scopi e nella poesia. C'è molta più poesia moderna in "Fantastic Mr.Fox" che poesia classica in "Up"

The blind side







Su questo film si potrebbero seguire molteplici strade analitiche. Ciò sta a significare che la pellicola è un pastiche di tante, troppe cose. Andiamo di passo in passo. Il soggetto, tratto da una storia vera e da un testo letterario, è potenzialmente buono. La resa del film è, sotto molti aspetti, negativa. E' un film teo-con. Su questo non possiamo nè criticare nè approvare. Ciò che ci trova disarmati è come il character, in genere, sia modellato sull'identificazione ad una certa religione, corrente politica, appartenenza "razziale". La gente di colore abbandona la prole, si dà alla droga, è destinata alla perdizione, finendo ammazzata, come si evince da un resoconto banale sui titoli di coda. Gli atei, agnostici non esistono nel senso più compiuto del termine. Anche quando si dichiarano "non cattolici", oppure con problemi riguardo il contatto con le persone cattoliche ( una battuta che non ha senso alcuno, se non quello di confermare un certo vittimismo), sono spirituali, in cerca di una fede. I democratici sono fautori di una concezione alternativa della storia e sono esseri strani. I Repubblicani sono i normali, quelli che votano per i valori veri, fondanti. Una battuta, spero ironica, fatta dal coniuge maschile è aberrante: "Abbiamo conosciuto prima un nero di un democratico". E' un gioco subdolo mascherato di buoni sentimenti. La sceneggiatura non è del tutto spregevole, anzi la concatenazione ha un certo appeal di attenzione. Buona la perfomance di Sandra Bullock, di certo non la migliore dell'anno, ma se dovesse vincere la statuetta ce ne faremmo una ragione. Anche se, personalmente, l'ho trovata su medesimi livelli in una commedia, "The proposal", uscita da noi in settembre con il terribile titolo "Ricatto d'amore". Non sto a contestare la resa tecnica, soprattutto circa la regia di John Lee Hancock. Da certi punti di vista è un disastro, da altri reggere un testo che supporta momenti così diversi, tra dolore, speranza, comicità, quotidianità, è impossibile. Indipendentemente dai contenuti, è un film lungo che si lascia guardare senza impegno. Una visione domestica, si intende, perchè al cinema avrebbe degli effetti indesiderati, come quello di suscitare l'appetito, in modo da sgranocchiare qualcosa al posto del regista (Ok sto infierendo). Non è contemplabile la nomination tra i 10 miglior film. Il successo con 230 milioni di dollari incassati nel mercato statunitense è indicativo di quanto ci sia ancora una larga fetta, rurale in particolare, di Americani che farebbero carte false per un nuovo Bush figlio.

Domani

Recensione di:
Fantastic Mr. Fox di Wes Anderson, in uscita venerdì 2 aprile 2010.