19/02/10

La bocca del lupo

La bocca del lupo non è un corto per pochi minuti.Supera di poco l'ora, durata minima che separa un film breve da un lungometraggio. Prima di narrazione, il film è immagine e poesia.La prosa, l'ampollosità dei dialoghi non trovano spazio.E non trovano spazio i gargarismi di interpreti che tendono ad anteporre sé stessi al loro personaggio. Come il mare è un luogo derelitto e angusto, così le pendici delle persone, i loro più alti modelli di vita non possono che abbassarsi nei momenti difficili, cogliendo il mare tremante.L'ultimo lembo di terra, allora, appare scosceso e pietroso e il mare, che dall'alto è una chiazza multiforme, sembra, a confronto, ridente e luminoso. Tutto dipende dai punti di vista.La bocca del lupo è quella lunga galleria che la vita pone davanti.Non a tutti. E' quel vicolo modesto, emarginato come lo sono chi vi dimora. E' una storia di fuga, di amore, di attesa. Il film, realizzato attraverso la Fondazione dei Gesuiti, è silenzio anche quando si proferisce parola. E nel mare vicino e nel mare lontano vive chi si tiene a galla con dignità. Perché tutto dipende dai punti di vista. Punti di forza e punti di debolezza, mete lontane, vicine, incontri in un edificio che è lì in alto, con le sue sbarre strutturato, e noi non lo vediamo. Perché tutto l'amore del mondo sta negli sguardi, nella voce, nei modi.Perché tutto l'amore del mondo sta nel passato dei transatlantici che partono e nelle danze di un tempo.Perché c'è una traccia visibile di povertà che attanaglia anche Genova, avvolta dalla nebbia dell'indifferenza.

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