24/01/12

Review 2011 - The Artist







In "The Artist" troviamo due spinte cinematografiche antitetiche; la prima è quella, coraggiosa e ammirevole, di proporre un'opera formalmente azzardata, intessuta di didascalie e di accompagnamento sonoro e priva di parole (ciò che era il cinema muto, con repertori musicali suonati dal vivo durante la pellicola in modo estermporaneo) e con un ritorno al "black and white" classico (ma Guy Maddin aveva già carpito la possibilità di revival in modo meno pacificante e da mainstream), la seconda è quella, meno nobilitante e più controversa, di cercare, in modo scaltro e poco artistico, di intercettare le attenzioni di un pubblico di un certo livello e di una critica indulgente alla ricerca dell'originalità e del piccolo "fenomeno" dell'anno da glorificare. Quest'ultima spinta è evidente dalla impostazione tradizionalissima dello script, che non ha nè il coraggio nè la capacità analitica di distaccarsi dai clichè. Si dirà che anche il cinema muto basava la sua forza sulla semplicità della narrazione. Ma è altrettanto vero che tale cinema sviluppava un pathos e una tensione non votati immediatamente alla comprensione razionale, ma capaci di colpire i sensi dello spettatore. "The Artist", invece, orchestra in modo sapiente ed eccessivamente programmatico le emozioni e non le trasmette a chi guarda ma le presenta, quasi fosse un'opera di antiquariato e di storia manualistica del cinema, come fossero chiuse in sè stesse, mediate da una volontà organizzatrice che, nel celebrare il muto, diventa "altro", una ricostruzione nostalgica e ripetitiva, che sorge in linea con il sistema Hollywoodiano moderno, e non in antitesi, ideologica, con esso. "The Artist", sul finale, non osa mostrare le contraddizioni di "Viale del tramonto", celebre masterpiece di Billy Wilder sulla stella decaduta Gloria Swanson, e si mostra accomodante, pronto al compromesso tra le due forme, con la nascita del musical di Astaire/Rogers e perde ogni drammaticità, quasi svuotando l'importanza della citazione e del rimando storico. Facile, facile, scorre via, tra bellezza visiva davvero poco classica, soundtrack nota e rielaborata e due grandi intrerpreti, davvero notevoli nel riproporre, con duttilità, le performance memorabili del muto, affidate alla gestualità e ad un'esagerazione delle emozioni, Jean Dujardin e Bérénice Bejo. Per il regista, il francese Michel Hazanavicius, si tratta di un'opportunità presa al volo e non necessariamente di un'opera sentita e affine alle proprie corde stilistiche. Chapéu per l'idea.

16/01/12

Un film in un Tweet - Terraferma


Il tempo è denaro, alcuni film meritano una recensione corposa, altri no. E i 140 caratteri di un Tweet posson bastare.


Il peggior film di Crialese, bella la Sicilia pulsante e fuori dal mondo, ma la riflessione è già vista e l'intreccio scontato. 6,5.

P.S. Guardatevi, stesso tema ed implicazioni, "Welcome" di Philippe Lioret.

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14/01/12

Review 2012 - "La Talpa" (Tinker, Taylor, Soldier, Spy)











La spy-story torna ai suoi fasti nelle mani del mimetico Tomas Alfredson, alla seconda prova d'esportazione dopo l'horror-imprinting di "Lasciami Entrare". "Tinker, Taylor, Soldier, Spy" radicalizza il testo omonimo di John Le Carré, a sua volta base di una miniserie in sette parti del 1979, e lo asciuga delle complicazioni più urgenti e politiche, non tacendole, ma ovattandole attraverso una costruzione/messa in scena algida e dimessa, in cui la macchina da presa diventa il personaggio-voyeur onniscente, unica a conoscere, fin da prinicipio, l'evoluzione della storia, mentre il montaggio, per lo spettatore comune e non, si fa pedina di una detective-story che sfida i canoni di genere, attenuando la ricerca del "filo rosso di senso" fino a disperderlo, con scaltrezza, nella seconda parte della pellicola, in cui la nozione causa-effetto viene sottratta a chiarezza interpretativa imminente e richiede, quasi come fosse il collo di una bottiglia, un'operazione di messa a fuoco dei particolari maturati precedentemente nei singoli flashback narrativi (il braccio circolare bottiglia della stessa ). "Tinker, Taylor, Soldier, Spy" mostra come anche la spy-story sia passibile di una destrutturazione personalissima (in cui lo stile del regista muta, ma non disperde le sue caratteristiche essenziali) e si faccia, nella sua modernità, immediato "classic" di riferimento. E l'altra chiave di volta del film sta sicuramente nell'insieme impressionante del cast, quasi esclusivamente maschile, che rende la coralità intrinseca al testo meno problematica, nonostante la durata esigua di un lungometraggio (nomi davvero incredibili quelli dei supporter, Toby Jones, Mark Strong, Colin Firth, John Hurt, Tom Hardy, Benedict Cumberbatch, Stephen Graham, Ciarán Hinds, David Dencik). Il cast tecnico non è da meno (Alberto Iglesias compositore, direzione della fotografia all'europeo Hoyte Van Hoytema, già esportato con "The Fighter"). Nota a parte va alla splendida interpretazione di Gary Oldman, attore da sempre finissimo, che qui attenua ogni istrionismo e si lascia andare ad un'operazione di sottrazione psicologica ammirevole, bypassando completamente il suo personaggio ed assumendo quel ruolo intermedio che sta tra l'interiorità e l'esteriorità dello stesso character, evitando saggiamente di enfatizzare un minimo tratto della sua personalità. Se gli Academy Awards fossero un premio alla qualità del lavoro in sè e non alle dinamiche pubblicitarie, l'Oscar come Miglior attore sarebbe, d'ufficio, nelle sue mani. Se ciò, come sembra probabile, non dovesse avvenire, Oldman ha dalla sua una serie di interpretazioni memorabili, a cui aggiungere questo George Smiley misurato e razionalizzante che svolge un po' il compito di uno spettatore-tipo senza perdere la propria centralità narrativa e le proprie prerogative di analisi avulse a chi guarda solo indirettamente. George Smiley è colui che legge le dinamiche personali e di introspezione dei suoi colleghi/nemici/amici quasi come uno psicologo puro, diventando personaggio d'azione solo sul finale, dopo aver "diretto" dall'esterno i comportamenti altrui e soprattutto dopo averli compresi e stigmatizzati, come un buon padre di famiglia, un saggio che guarda il mondo dopo averlo attraversato e vissuto (splendida la rimembranza, da piena Guerra Fredda, su Karla, persona, personaggio e organizzazione insieme). Film di testa con brevi ma compiuti inserti emotivi, da vedere con attenzione e casomai da rivedere di lì a poco.

13/01/12

Top Ten ContactCinema 2011


10) Senna


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9) Beginners

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8) Rango

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7) La donna che Canta

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6) Midnight in Paris

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5) Una separazione


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4) Meek's cutoff


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3) Autobiografia lui Nicolae Ceausescu

Più che un documentario storico, un saggio di psicologia collettiva ed individuale da conservare e diffondere per capire, senza eccessi filodrammatici, ma con un rigore estraniante e carico di tensione, come, da dove e fin dove conduca un sistema politico dittatoriale. La grande forza di "Autobiografia lui Nicolae Ceausescu" sta nel montaggio soprattutto sonoro che fa pendant con immagini di repertorio più o meno note. Andrei Ujica sembra partire dal "montaggio intellettuale" di vecchia tradizione russa, ma non crea associazioni di tipo visivo bensì basate sullo stridore e la compenetrazione dei suoni rispetto allo scorrere di materiale video tra l'ufficiale e il personale (Ceausescu amava farsi riprendere in quasi tutte le occasioni della sua giornata, con moglie a fianco). C'è una chiave di volta nel film e sta nella reazione roboante della gente "ammaestrata", il cui grido/battimani/esultare diventa un leit-motiv sonoro estenuante, ripetitivo, accompagnato da coreografie di uomini che rimandano ed oltrepassano la visione programmata dal cerimoniere del nazismo Albert Speer (che ha trovato un'eco fortissima nei documentari di Leni Riefenstahl). Ed ecco che la dittatura, lungi dall'essere una forma di potere in azione, diventa un continuo ripetersi di sistematico vuoto, di affermazioni politiche ambidestre, di culto della personalità allargato alla propria famiglia, di parole senza significato. Una sorta di Nulla Esistenziale attanaglia gli uomini, ma rimandando agli specula principis post-Machiavelli la fine di un dittatore è già scritta nella sua salita al potere ed è, generalmente, violenta e cruda. Ma ciò che stupisce è l'intervista-processo inziale ai coniugi Ceausescu, che non mostrano alcun pentimento rispetto alla loro azione e negano fino alla fine la presenza di una rivolta popolare reale. Tre ore di durata, una lezione di vita prima che di storia.









2) Drive


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1) Mistérios de Lisboa


Lascito testamentario di Raoul Ruiz, l'opera di una vita. Film barocco fino al midollo, di bellezza estetica opprimente e senza un attimo di tregua. L'inquadratura come Opera d'arte, come Ricostruzione, come Creazione ex novo, come Citazione impazzita e senza freni. Magniloquente e sconvolgente nella forma che supera il concetto di armonia e diventa volo pindarico di macchina da presa, volutamente fuori fuoco, disarcionato sul piano narrativo, attraverso congiunzioni e disgiunzioni, ellissi che metteno in comunicazione una periferia ad un centro solo apparente in continua mutazione, fino al finale di ricompattamento dicotomico. "Mistérios de Lisboa" è un film ardito e senza compromessi, estatico più che semplicemente estetico, manifestazione della disarmonia barocca e della sua opulenza contraddittoria, meta-arte e meta-cinema, ma soprattutto atto d'amore di un regista verso il suo pubblico, la sua stessa storia (mai peccando di autoreferenzialità) e soprattutto verso la distruzione del meccanismo narrativo/visivo imperante, a favore di una concezione post-moderna di cinema, volta allo smembramento e al riassemblaggio continuo, alla ripetizione di una storia, della Storia, dell'uomo, degli uomini, dei condizionamenti e del nulla.














10/01/12

Top of the Year 2011 - 8.0 - 8.5

Ecco la penultima lista della serie (8.0 - 8.5) , seguirà tra qualche giorno la Top Ten assoluta di ContactCinema.


Boris - Il film
1 Aprile 2011, 01 Distribution.
  
Il film italiano dell'anno. Intelligente descrizione ipercritica e metanarrativa sul mondo "culturale" dell'Italia dei "magnaccioni" ormai in rapida decadenza. "Boris", dalla serie omonima, non risparmia nessuno, brilla per intuizioni geniali e si conferma unica realtà alternativa in una cinematografia italiana di mainstream tutta votata alle melensaggini e alle risate condizionate. "Boris" è caustico e nasconde una riflessione perspicace dietro un (sor)riso più apparente e amarognolo che vuoto e fragoroso.

Inside Job
Direttamente in dvd in Italia, uscita 7 settembre, Sony Pictures Home Entertainment.

Agenzie di Rating, mancanza di leggi sulla regolamentazione delle banche, crisi pilotata, bolla speculativa esplosa. L'anno di "Occupy Wall Street", dell'esportazione della crisi, sempre negata da chi era di competenza, alle classi medio-borghesi, della volatilità. "Inside Job", Oscar come miglior documentario, è acutissimo e attento a sottolineare tutti i passaggi, analizzando con rigore la crisi finanziaria e ceecando di mostrare le contraddizioni insite al sistema che l'hanno permessa e foraggiata.


Cosa piove dal cielo? (Un Cuento Chino)
In attesa di distribuzione, acquistato da  Archibald Enterprise Film.


Vincitore al Festival di Roma, parabola umana dai risvolti sottili. Opera lieve che riesce ad introiettare nella narrazione il surreale e a confinarlo in un limbo statico, permettendo uno sviluppo realistico della commedia/dramma di due uomini diversissimi alle prese con una convivenza priva di parola forzata. Nuova ondata Argentina ammirevole, Ricardo Darin, ormai, si è ritagliato un angolo di cielo interpretativo.


Kak ya provel etim letom (How I ended my summer)
Inedito in Italia.

Rigorosa, inquietante e fortemente caratterizzata, la pellicola russa di Popogrebsk è un duetto carico di tensione (anche se è una tensione più mentale e percepita che reale) tra due uomini costretti a vivere in una situazione ai limiti presso una stazione polare immersa in una natura cangiante e spettrale. L'opera è atipica, zeppa di silenzi e di ripetizioni stantie, ma il suo merito è nel sapere definire, a partire da una situazioni parzialmente drammatica, un'atmosfera thriller che non ha nulla da invidiare all'Insomina (originale) di Skjoldbjærg.

Margin Call
Inedito in Italia.



La coralità trova la sua nuova dimensione attuativa e riesce ad entrare nell'indie americano più denso e meno aperto a concessioni commerciali. "Margin Call" è una ricostruzione meticolosa del dramma della crisi finanziaria a poche ore dal suo accadere materiale, ma non messa su attraverso conglomerati squisivamente tecnici e documentaristici, bensì analizzata tenendo fede alle psicologie di singoli personaggi che ruotano attorno alle dinamiche di una banca di investimenti comune. Priva di fronzoli, carica di tensione genuina, "Margin Call" è un esordio meraviglioso per J.C. Chandor e vanta il cast d'ensemble più capace ed amalgamato di tutta la stagione americana (nessun escluso).

Armadillo
Trasmesso su Fx il 26 aprile 2011 in anteprima per l'Italia.


Speculare al "Restrepo" dello scorso anno firmato dal compiato Tim Hetherington, "Armadillo" ne è la risposta europea. Secca, dura e diretta analisi documentaristica sulla guerra in Afghanistan,  "Armadillo" colpisce al cuore grazie alla vicinanza della macchina da presa alla realtà personale dei giovani soldati danesi in missione, seguiti con atteggiamento esclusivamente emotivo da parte di Janus Metz Pedersen. In più davvero di impatto è la cura formale e la fredezza visiva dell'opera che comunica un senso di angoscia potente in questo modo mediato ed estetizzato alla perfezione.

Submarine
Inedito in italia.



Storia minuta e minimalista, aperta grazie all'orizzonte di una forma tra l'indie e il cool. Una reinvenzione di "Harold & Maude", un suo riaggiornamento moderno e vintage insieme. Splendida la colonna sonora di Alex Turner, opera pervasa da una malinconia dell'inettitudine in fase di risoluzione, personaggi spiccati e definiti e soprattutto un ottimo Craig Roberts nei panni di Oliver Tate, novello Harold delle opportunità. Richard Ayoade, alla prima cinematografica, fa centro. 

Carnage
Uscito in Italia il 16 settembre, distribuzione Medusa.


Il Polanski che non ti aspetti dopo il masterpiece "L'uomo nell'ombra". E invece ecco che viene fuori un Kammerspiel borghese vecchio stampo tutto basato su una concezione esclusivamente teatrale della messa in scena e modellato dal regista sugli interpreti attingendo ad un bagaglio di conoscenze personale. Polanski non si limita a compitare una storia, ma la trasforma in relazione ad un meccanismo disumanizzante e soprattutto ci regala quattro interpretazioni perfetti e prive di compiacenza verso lo spettatore. Emergono le donne, Jodie Foster e soprattutto la fuoriclasse Kate Winslet, vera trasformazione psicologica.

Waste Land
In anteprima andato in onda domenica 8 gennaio 2012 su Rai5 alle 21,15



"Waste Land" è una riflessione sulle possibilità dell'arte contemporanea, sospesa tra rielaborazione di classici della pittura e uso di materiali poveri, quasi a creare un contatto ormai visibile tra artista post-pop-art (Vic Muniz) e società impoverita, esteticamente tesa alla bruttura più che al bello di matrice classica. Documentario che riesce ad intercettare speranza, socializzazione e fine ultimo votato /(seppur in modo condizionato) all'esaltazione di una concezione artistica salvifica. Elogio all'Utopia, alla ricerca della concretezza reale, in una discarica a cielo aperto di San Paolo.

Venere Nera
Uscito in Italia il 17 Giugno 2011, distribuzione Lucky Red.



Abdellatif Kechiche alla prova del melodramma puro, di ricostruzione storica e visiva (pittorica a dire il vero, con le luci tenui e affievolite delle candele ed un'oscurità-metafora) per un soggetto dirompente ed emotivamente devastante, storia della Venere Ottentotta Sarah Baartman, emblema della crudeltà umana. La storia di derisione e di annientamento non è semplicemente narrazione drammatica, ma un calvario violento che si ripecuote, in tutti i modi, sulla pelle dello spettatore, divenuto suo malgrado parte di una disperazione personale indicibile che sfiora, con una manipolazione solo d'interpretazione, l'horror puro.


También la lluvia
Inedito in Italia.


Esperimento compiuto per Icíar Bollaín che crea dal nulla un'opera fortemente ambiziosa, intrecciando, attraverso un montaggio parallelo di secondo grado, la storia di una Colombia Indigena in fase di colonizzazione e quella modernissima della Colombia della povertà diffusa, della privatizzazione delle acque, dei monopoli di potere. Per legare i due piani, è costretta ad usare la funzione meta-narrativa ed orchestra un'opera potente ed ampia, densissima di azione/narrazione, ma soprattutto sottesa ad una specifica interpretazione della Storia, analizzata come perpetua dialettica di Vinti e Vincitori.

Le avventure di Tintin – Il segreto dell'Unicorno
Uscito il 28 Ottobre 2011, distribuzione Sony Pictures.


Spielberg meno sognante e sognatore e più antiquario. Ma per Tintin l'operazione è quella giusta, di fedeltà più che di novità (la sceneggiatura di Cornish/Moffat/Wright non tende all'ibridismo ma si addentra nel meccanismo ad orologeria della storia in sè) e il nuovo Indiana Jones belga animato da una curiositas omerica convince e stravince. Avvincente e dotato di naturale grazia formale, denso di scene di azione spettacolari e di ricostruzioni evocative, il TinTin di Spielberg non mette da parte mai le componenti originali del fumetto e la motion capture trova una sua degnissima (finalmente) collocazione. Speriamo in un sequel.


Neds
Inedito in Italia

Terza prova alla regia per Peter Mullan, uno dei registi più sottovalutati dell'attuale panorama inglese. "Neds" non ha nulla da invidiare a "This is England" di Shane Meadows, anzi è una sua parziale rilettura decontestualizzata e concentrata quasi esclusivamente su un personaggio tipo, un giovane rossastro in mutamento, la sua parabola discente in una periferia societaria dominata dalla violenza e la sua scelta di campo dannosa ed insostenibile. non manca un momento onirico convincente, mentre il "coming of age" , pur essendo lineare, non è mai piatto, anzi dotato di una spina dorsale asciutta, decolorando qualsiais tonalità retorica. 

Tomboy
Uscito in Italia il 7 ottobre 2011, distribuzione Teodora Film.



Gender-Movie sarebbe l'etichettatura più comune. In realtà, anche in questo caso la cultura queer è presente ma incidentale e non domina del tutto la storia intima e iper-significativa di un(a) Tomboy, una ragazzina che è portata all'identificazione con il genere opposto, quello maschile e che arriva ad impersonare tale ruolo nella realtà quotidiana, a contatto con i suoi coetanei. Grazie alla mano di Céline Sciamma, attivissima sul fronte lgbt, delicata e mai morbosa, la parabola di Laure / Michaël (interpretata da un'impertinente e matura Zoé Héran) è inquadrata con discrezione, senza filtri e con umanità. La macchina da presa quasi scompare di fronte ad una rappresentazione di realtà ordinaria.

Blue Valentine
In attesa di distribuzione, acquistato da C.D.I. in Italia.




I classici d'amore, carichi di un sentimento opprimente, romantici ed espressionsti vengono razionalizzati e resi materia filmica da Derek Cianfrance, ennesimo quasi-esordio alla regia, dotato di una cura formale rara e soprattutto di una capacità di concatenazione e di empatia ammirevole. "Blue Valentine" è un saggio clinico sulla paturnia d'amore, privo di forzature, disciolto nel pessimismo, ma anche teso all'esaltazione del sentimento di incontro. E riesce ad essere amabile soprattutto attraverso i due protagonisti, attori generazionali di prima grandezza, destinati (e già lo sono) ad un futuro più che roseo, Michelle Williams e Ryan Gosling.

George Harrison : Living in the material world
Inedito in Italia, trasmesso dalla Hbo in due parti nell'ottobre 2011.




Monumentale documentario-biopic del celebre songwriter inglese George Harrison, della sua evoluzione artistica e soprattutto umana, del suo senso di assoluto, nelle mani di un gigante del cinema, quel Martin Scorsese spesso appassionato alle grandi documentazioni e al repertorio di immagini e di dati, nell'attitudine cinefila di mettere in piedi opere ad alto valore divulgativo e di descrizione/comprensione artistica. La passione di Scorsese è tale che il montaggio sembra venir fuori naturalmente, nonostante il materiale vastissimo a disposizione. Opera abnorme e commuovente, mai pesante, nonostante la durata, mai fine a sè stessa. sempre tesa all'inquadramento della personalità di Harrison.

Like Crazy
Inedito in Italia


Regista giovane ma non esordiente, Drake Doremus per il corrispettivo di "Blue Valentine", vicino nell'impostazione indie, ma diverso nell'inquadramento della storia e nella modalità dell'intreccio, privato di coordinate temporali troppo strette e teso esclusivamente alla descrizione della dinamica di coppia. La lontananza territoriale come causa di disgregazione di una relazione intensa, "like crazy", la necessità del lavoro stabile e la burocrazia che si oppongono alla forza intrinseca di un sentimento. Felicity Jones è la neo-Jennifer Lawrence (qui nel cast) del 2011, interpretazione impeccabile e Anton Yelchin è stato ingiustamente sottovalutato.

Dancing Dreams -Sui passi di Pina Bausch
Uscito in Italia il 19 Agosto 2011, con distribuzione P.F.A. Films



Paradossalmente dei due documentari dedicati alla figura di Pina Bausch, quello di Win Wenders, artista geniale, risulta parzialmente inferiore a "Dancing Dreams", opera di ricostruzione reale (e non di esaltazione artistica) e di documentazione della modalità di lavoro dietro le quinte della danzatrice e della sua fedele equipe, alle prese con la didattica agli adolescenti,  nell'allestimento di "Kontakthof". Lo scopo informativo e la ricostruzione dell'ambiente di lavoro non è svincolata da uan rappresentazione umana delle personalità e delle storie, spesso drammatiche, dei ragazzi coinvolti. E la minore ampiezza dei propositi aiuta a dare maggiore forza anche alle esibizioni in sè, spettacolari in Wenders, amatoriali e vicine a tutti in questo docu firmato Rainer Hoffmann e Anne Linsel.

Bill Cunningham New York
Inedito in Italia.


La fotografia di una passione unica. Il docu di Richard Press è un itinerario fotografico di storia del costume, ma è soprattutto esaltazione ed attribuzione di merito ad una figura fondamentale (e riconosciuta universalmente, quasi suo malgrado) della stampa americano di mezzo secolo, attivo fin dalla giovinezza, Bill Cunningham, arzillo "uomo della macchina fotografica" alle prese con le stranezze rivoluzionarie di una New York diacronica ma sempre modaiola. Artefice dello stile, personalità infaticabile ma anche, come ci si accorge dal finale, controversa e irrisolta. "Bill Cunningham New York" è atipico ma soprattutto interessante dalla prima all'ultima inquadratura.


The Way Back
Inedito in italia.

Weir, quasi osteggiato e poco glorificato da parte della critica, non perde un colpo e tira fuori un film di una bellezza visiva impressionante, modellato sulle graduali differenze del paesaggio, fotografato e girato come un'opera d'arte, dominato da una Natura impervia che entra nella narrazione. Il fatto che la sua contestualizzazione sia storica, che riguardi la dimensione spesso poco accennata dei gulag e che possa vantare di un cast eccellente (e Saorsie Ronan è grandiosa, nonostante la giovane età) è secondario alla eccezionale capacità stilistica di un regista che sa essere tradizionale ma anche profondamento compatto ed estremo nella scelta delle location.

Detective Dee e il mistero della fiamma fantasma
Distribuito da Tucker Film il 26 Agosto 2011.



Un fumetto, sovraccarico di effetti speciali ed eccesivo (ma magnifico) nell'impostazione scenografica,  mischiato al wuxia puro, tra arti marziali, rimembranze di una Cina più sognata che storica e grandi coreografie visive. "Detective Dee" di Tsui Hark, nonostante il mio scarso appeal verso il genere, risulta un "pastiche" incontenibile ed imperdibile, caratterizzato da un continuo mutamento dell'impostazione standard della detective story e brillante nella capacità di destare attenzione nello spettatore attraverso tasformazioni spettacolari e teatralizzate di impatto.

Offside
Uscito in Italia l'8 Aprile 2011, distribuzione Bolero Film.




Film del 2006, ancora durante il primo mandato di Ahmadinejad, è un'opera che gioca sui contrasti sapienti, carica di una vitalità che quasi la fa paragonare ad una commedia, con un soggetto leggero, che maschera le problematiche profonde sapientemente messe sullo schermo dal regista Jafar Panahi, vera stella di punta autoriale, ormai costretto alla inattività post-condanna.. "Offside" è un'evidente dissertazione sulla mancanza di democrazia di un paese, ma è anche un film carico, fino all'ultimo, quasi fosse un sogno ad occhi aperti, di speranza, in cui la brutalità viene sostituita dall'innocenza, dalla complessità delle personalità, dal buon carattere, dal confronto.