13/01/12

Top Ten ContactCinema 2011


10) Senna


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9) Beginners

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8) Rango

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7) La donna che Canta

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6) Midnight in Paris

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5) Una separazione


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4) Meek's cutoff


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3) Autobiografia lui Nicolae Ceausescu

Più che un documentario storico, un saggio di psicologia collettiva ed individuale da conservare e diffondere per capire, senza eccessi filodrammatici, ma con un rigore estraniante e carico di tensione, come, da dove e fin dove conduca un sistema politico dittatoriale. La grande forza di "Autobiografia lui Nicolae Ceausescu" sta nel montaggio soprattutto sonoro che fa pendant con immagini di repertorio più o meno note. Andrei Ujica sembra partire dal "montaggio intellettuale" di vecchia tradizione russa, ma non crea associazioni di tipo visivo bensì basate sullo stridore e la compenetrazione dei suoni rispetto allo scorrere di materiale video tra l'ufficiale e il personale (Ceausescu amava farsi riprendere in quasi tutte le occasioni della sua giornata, con moglie a fianco). C'è una chiave di volta nel film e sta nella reazione roboante della gente "ammaestrata", il cui grido/battimani/esultare diventa un leit-motiv sonoro estenuante, ripetitivo, accompagnato da coreografie di uomini che rimandano ed oltrepassano la visione programmata dal cerimoniere del nazismo Albert Speer (che ha trovato un'eco fortissima nei documentari di Leni Riefenstahl). Ed ecco che la dittatura, lungi dall'essere una forma di potere in azione, diventa un continuo ripetersi di sistematico vuoto, di affermazioni politiche ambidestre, di culto della personalità allargato alla propria famiglia, di parole senza significato. Una sorta di Nulla Esistenziale attanaglia gli uomini, ma rimandando agli specula principis post-Machiavelli la fine di un dittatore è già scritta nella sua salita al potere ed è, generalmente, violenta e cruda. Ma ciò che stupisce è l'intervista-processo inziale ai coniugi Ceausescu, che non mostrano alcun pentimento rispetto alla loro azione e negano fino alla fine la presenza di una rivolta popolare reale. Tre ore di durata, una lezione di vita prima che di storia.









2) Drive


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1) Mistérios de Lisboa


Lascito testamentario di Raoul Ruiz, l'opera di una vita. Film barocco fino al midollo, di bellezza estetica opprimente e senza un attimo di tregua. L'inquadratura come Opera d'arte, come Ricostruzione, come Creazione ex novo, come Citazione impazzita e senza freni. Magniloquente e sconvolgente nella forma che supera il concetto di armonia e diventa volo pindarico di macchina da presa, volutamente fuori fuoco, disarcionato sul piano narrativo, attraverso congiunzioni e disgiunzioni, ellissi che metteno in comunicazione una periferia ad un centro solo apparente in continua mutazione, fino al finale di ricompattamento dicotomico. "Mistérios de Lisboa" è un film ardito e senza compromessi, estatico più che semplicemente estetico, manifestazione della disarmonia barocca e della sua opulenza contraddittoria, meta-arte e meta-cinema, ma soprattutto atto d'amore di un regista verso il suo pubblico, la sua stessa storia (mai peccando di autoreferenzialità) e soprattutto verso la distruzione del meccanismo narrativo/visivo imperante, a favore di una concezione post-moderna di cinema, volta allo smembramento e al riassemblaggio continuo, alla ripetizione di una storia, della Storia, dell'uomo, degli uomini, dei condizionamenti e del nulla.














3 commenti:

  1. Ottimo. Mi hai ricordato che devo recuperare il film su Ceausescu e quello di Ruiz.

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  2. Watanabe recuperali ne vale davvero la pena, grazie Frank!

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