30/12/09

My fair lady


2 ore e 40', Cukor ben dirige, tra tableaux vivant e assetto teatrale, nonchè inquadrature lunghe (in termini di durata) e in campo lungo. E' un grande regista, e le risorse economiche massimizzanti non gli sono che congeniali. E' ancora "studio system", e quindi negli extra vediamo il produttore che corregge e taglia. Non per questo il film non ha meriti di attenzione. Cukor, nei limiti, è un mesteriante. Più che una poetica, ha una summa di temi che convengono. Ma il significato morale ci sembra secondario, almeno ai giorni d'oggi. E il film, perfetto sotto una resa tecnica, gira continuamente su sè stesso. Ad aggravare, la scelta di un linguaggio sonoro, tipicamente da musical, che oscilla tra il no-sense e l'inverosimile. Vinse molti Oscar, tra cui quello per Miglior Film. E, in controtenda con le critiche, ci sembra che Audrey Hepburn sia superiore a Rex Harrison. Il perchè è evidente. La Hepburn ha la grazia di snaturare la verosimiglianza e si pone in maniera più empatica con lo stile del film; Harrison, che vinse l'Oscar, tenta una strada forse più complessa, ma cade nel baratro che separa il personaggio dalla persona. La Hepburn, in linea, come detto, con l'impostazione del film, oscilla tra la macchietta e il personaggio.


"The Rain in Spain", cantata da Marni Nixon, che doppia Audrey nelle parti musicali, e la cosa è troppo chiara...





http://www.dada.it/player/?id=8585890&m=play

29/12/09

Nomination 2009

Contactcinema ha il piacere di presentare le nomination dei film più importanti visionati nel 2009, che si contenderanno l'ambito "Applauso" nelle singole categorie. Pemiazione fissata per il 5 Gennaio.Possibili cambiamenti
EDIT La premiazione avviene oggi.

I vincitori in neretto. Il premio del blog, "Applauso" va al film italiano migliore degli ultimi dieci anni, "Vincere" di Marco Bellocchio.









Best actress

Emily Blunt-The young Victoria

Best supporting actress

Gwyneth Paltrow-Two lovers


Best actor

Vincent Cassel-Nemico pubblico

Best supporting Actor

James Franco-Milk


Best"strange"screenplay (original and adapted)

Lasciami entrare

Best Director
Marco Bellocchio-Vincere
James Gray-Two lovers
Michael Mann-Nemico pubblico
Gus vas Sant-Milk
Adam Elliot-Mary and Max
Tomas Alfredson-Lasciami entrare
Claudia Llosa-Il canto di Paloma
Clint Eastwood-Gran torino
Pedro Almodovar-Gli abbracci spezzati
Fratelli Coen-A serious man


Best "stage on the society"
Fortapasc



Best anti-system
Vincere

Best film
Vincere
A
Best italian film


Vincere










25/12/09

Aurora estraniante





Terminata da poco la visione di "Aurora", film del 1927, muto (lo stesso anno in cui comparve il sonoro con "Il cantante di jazz") di Murnau, che tra l'altro è materia d'esame, non con questo film comunque. E' sconvolgente...Nel 1927 un melodramma diventa un'esternazione del caos, il caos avanguardistico. La storia affonda le radici nel puro antirealismo, è estraniante, e un "fuori da", un rifiuto di una dimensione narrativa classica. Accade l'impensabile, l'impossibile, l'indecifrabile. Non è che il film non abbia una sceneggiatura (anzi è stupefacente tale lavoro), ma ci si stupisce che una trama esile, all'apparenza, diventi complessa nel suo essere tanto semplicistica. Le azioni compiute nel film sono le stesse che vediamo ogni giorno, ma l'intreccio è tale che tutto ci sembra un'allucinazione, carica di tensione quando non dovrebbe esserci nessuna tensione. Un genere, il melodramma, che diventa, ai miei occhi, un film illusorio senza perdere un minimo di credibilità, pur essendo in sè incredibile. In poche parole, Murnau ha uno stile tale, di montaggio e soprattutto di macchina, oltre che di illuminazione dello spazio scenico (chi sarà il direttore della fotografia??? Anche Blitzer, al confronto, è un nanerottolo) che lascia senza fiato. In un film del genere, atipico, ci si aspetta che la recitazione sia atipica, non certo di immedesimazione, essendo tutto fino ad un certo punto realistico. Janet Gaynor vinse l'Oscar quell'anno, per il trittico "Aurora", "7th Heaven "e "Two girls wanted", George O'Brien è ancora più meritevole per quel ruolo ed è necessario ricordarlo con più veemenza perchè un grande attore affermato come lui, al pari di molti altri, ha subito uno smacco non indifferente dal sopraggiungere del sonoro. Le prove attoriali nel cinema muto sono, in genere, superiori a quelle del cinema sonoro, in quanto non c'è la parola che descrive, bensì la capacità di creare uno stato empatico con lo spettatore. Ma in questo caso i livelli sono eccellenti, altro che Actor's studio. "Aurora" è un film tanto complesso che non viene voglia di schematizzarlo o di annotare ogni tipologia di ripresa, etc. Si guarda soprattutto perchè trasmette un'emozione assordante e lascia, di rimando, ammutoliti. Potere delle sinestesie (in chiave psicologica) di Murnau DIECI

Christmas's time

Auguri di Buon Natale per chi ci crede...Personalmente detesto il buonismo qualunquista di questa fase...D'altronde io sono buono tutto l'anno (touchè, ;)) ma a Natale divento un misto tra il Jack di Nightmare before christmas e il Grinch, non quello di Carrey...Il mio film di Natale è stato sempre la famosa opera di Selick, appunto...Nightmare mi rincretinisce totalmente...Del tipo, se c'è uno store Disney nei paraggi, tenetemi lontano! Spenderei un capitale...Uno dei film che odio di più è "La vita è meravigliosa" di Capra. Per quanto l'american way of life non mi dispiaccia particolarmente (anche se con Obama stiamo raggiungendendo il culmine del politicamente corretto e anche se in Italia, di contrappasso, siamo all'assurdo nel non rispetto delle regole), Capra è, in questo masterpiece, talmente stucchevole e smielato che mi si cariano i denti solo a pensarci...Non ricordo quanto duri, so solo che ad un certo punto ero così addormentato che ho cominciato ad accelerare il dvd per trovare sollievo momentaneo. Ciò che mi infastidisce non è tanto il messaggio, ma la subdola manipolazione che viene attuata...lo spettatore viene travolto da tanta melassa che arriva a collassare senza accorgersene. Questo è un altro motivo perchè non ho mai adorato le varianti cinematografiche di Dickens e il suo canto di Natale, con un'unica eccezione e non è quella di Zemeckis in 3d. Dopo l'orrendo "Polar Express", non ho avuto la forza di andare al cinema per vedere come si sia ridotto Zemeckis dai tempi di "Ritorno al futuro". I suoi film sono giocattoli senz'anima, leccornie senza sapore, calze "sciccose" piene zeppe di carbone (che per quanto sia di zucchero, mi sembra un'offesa all'intelligenza dei bambini). La mia debolezza sta però nella celebre trasposizione dickensiana targata Disney, per la Tv, primi anni '80. Mio padre, forse, ancora ne conserva una videocassetta, scroccata tramite il vecchio caro registratore (che scomparve quando avevo tre anni e mezzo, quando ebbi la costanza di infilarci dentro forchette e cucchiai a più non posso, rallegrandomi di gusto perchè ne volevo uno nuovo). Primi anni '90. Il personaggio che odiavo è sempre stato Ebenezer Scrooge, Zio Paperone. Da bambini è tutto bianco e nero, tutti manicheismi. Oggi per Scrooge provo molto affetto. A Natale, però, non riesco più a gustare i vecchi classici di Tim Burton, Disney, e, a dir la verità, da tempo, non vedo Nightmare. E' un film che mi piace rivedere d'estate. Come ho riportato nella lista delle pellicole più belle dell'ultimo decennio, recentemente trasmesso su Sky (ieri era su SkyCinemaMania), mi ha particolarmente colpito "Racconto di Natale" con la Beart.
“Se le ombre che noi siamo vi hanno offeso, pensate a questo: che avete soltanto dormito”, fantastica citazione di un film che mescola scrittura ed inconscio sapientemente. Un film di grande statura, di grandi interpretazioni, di grande apertura. Il cinismo e la verità, i traumi e l’incompiutezza. E’ Natale, le menti si offuscano per poi liberarsi. E un giorno potrebbe durare all’infinito. E un giorno potrebbe lasciare tutto com’è.
Infine, ieri, ho potuto gustare l'ennesimo capolavoro di Lubitsch, "Scrivimi fermo posta", con James Stewart ed una sceneggiatura di ferro godibilissima. Meno ideologico di "Vogliamo vivere!", meno autocompiaciuto di "Ninotchka", divertissment puro, arguto ed esilarante...


16/12/09

Road to the Oscar-Golden Globes

1 parte

Innumerevoli i premi assegnati come ogni anno finora....Un tripudio di nomi, di sigle, di associazioni, di stranezze, di contrasti, di "For your consideration", di nomination. Non ultima la lista completa del "Globo d'oro". In primis, "Nine" perde la sua possibile vittoria all'Oscar come Best Picture. Il perchè è molto semplice: pur avendo avuto la nomination nell'apposita categoria dei "Globi" e candidature attoriali, mancano all'appello la segnalazione come Best Director e Best Screenplay. Il che, unito alle critiche a questo punto pessime e alla scarsa rilevanza in tutti i premi delle associazioni che sono, d'altronde, in disaccordo su molto in modo da segnalare tutti (il buon cinema autoriale), in accordo su altro (il pressante hollywoodiano "For your consideration" incide, come detto, nonchè variabili impazzite, tra parentela, appartenenza ad una scuola specifica, nazionalità, popolarità, necessità di avere un red carpet affollato di star, si pensi al "Golden Globe"), fa intendere come non ci sia più possibilità di arginare un fiume di melma pronto a scoppiare. Tornando ai Globi, c'è un'altra ingiusta e dolorosa mancanza, la nomination per "A serious man" by Coen Brothers. Ciò implica, nonostante gli altri premi e la critica calorosa, la quasi certa impossibilità di coronare, dopo la"Corman McCarthy's attitude", nuovamente il loro sogno di genialoidi, folli, autori a tutto tondo. Peter Jackson è stato spacciato fin dall'inizio, il film ha subito attacchi al vetriolo, per non dire altro. Poi l'incognita Clint-rozzo-Eastwood che, a quanto sembra, non ha chance serie di vittoria nella categoria principale, ma può riservare molte sorprese altrove. Clint-rozzo-Eastwood sarà candidato come regista? Le possibilità ci sono. Non si deve però dimenticare un certo astio incomprensibile nei suoi confronti con i due pezzi da 90 "Gran Torino" e"Changeling", un anno fa, dopo due Oscar da regista dal 1990 in poi e molte candidature. Invictus sembra molto debole rispetto ai sopracitati, proprio, per questo, avrà maggiore considerazione...Potere di Obama...Il film è ambientato in Sudafrica, racconta di Mandela, etc. etc. Escluderei da una probabile vittoria anche "An education", poco lanciato a livello mediatico, apprezzato e premiato, ma indirizzato su altre categorie, attrice in primis (Mulligan rules). Colpisce la mancata nomination ai "Globi" di Abbie Cornish per il film romantico (storia di invenzione costruita su John Keats, celebre poeta) "Bright Star", di Jane Campion.

Actress, Drama

Emily Blunt, The Young Victoria


Sandra Bullock, The Blind Side*


Helen Mirren, The Last Station


Carey Mulligan, An Education*


Gabby Sidibe, Precious*

Actress, Comedy/Musical



Sandra Bullock, The Proposal


Marion Cotillard, Nine


Julia Roberts, Duplicity


Meryl Streep, Julie & Julia*


Meryl Streep, It’s Complicated


Cosa si può notare?E' lapalissiano. I "Globi", a differenza degli Oscar non hanno il coraggio di puntare su outsiders, se non di sicuro effetto o rappresentativi di una certa realtà sociale (Gabby Sidibe, Precious). In questo senso del tutto immeritate le nomination di Julia Roberts, Meryl Streep e Sandra Bullock nella categoria musical/drama.Così come non ha senso la presenza della Cotillard nell'elenco delle protagonista, quando si tratta di un film ad alto contenuto di attori, senza attrici leader e gragarie. Scelte proposte dalla casa di produzione e accettate in virtù della possibilità di nominare un'altra attrice, recente Oscar, Penelope Cruz, nella categoria non protagonista. Ancora più scandalosa la presenza, come sempre, di un'unica categoria per la Best Supporting Actress (come per l'Actor), quando ci si ostina a dividere inutilmente in due, sotto l'egida "Drama" da una parte e "Comedy/Musical dall'altra, categorie che dovrebbero essere accomunate. Meritatissima la candidatura, imprevista, di Emily Blunt.Vi indichiamo, con asterisco, le possibili nominate all'Oscar, senza dimenticare qualche illustre mancanza, che vi elencheremo in seguito. Per gli attori, un unico "esordiente" per il film "The messenger", ci dicono splendido racconto su un Iraq "statunitense" e sulle introspezioni dei soldati, lontano o tornati in patria, nell'asservimento di un certo tipo di compiti, Harrelson, e tra i non protagonisti Tobey Maguire e Robert Downey Jr. nei protagonisti. Il resto era prevedibile. Tra le attrici non protagoniste svetta Moni'que con "Precious", storia ai limiti, di violenza, che ha appena vinto molti riconoscimnenti dall'African-American Critics, presentata al Sundance, amata ma al contempo odiata dalla critica, produzione di una certa Oprah (e tutti sapete chi è). L'asterisco definisce i probabili candidati all'Oscar.


Actor, Drama



Jeff Bridges, Crazy Heart *


George Clooney, Up in the Air*


Colin Firth, A Single Man*


Morgan Freeman, Invictus*


Tobey Maguire, Brothers






Actor Comedy/Musical


Matt Damon, The Informant


Daniel Day Lewis, Nine


Robert Downey Jr., Sherlock Holmes


Joe Gordon Levitt, 500 Days of Summer


Michael Stuhlbarg, A Serious Man*



Best Supporting Actress



Penelope Cruz, Nine*


Vera Farmiga, Up in the Air*


Anna Kendrick, Up in the Air*


Mo’nique, Precious*


Julianne Moore, A Single Man*






Supporting Actor


Matt Damon, Invictus


Woody Harrelson, The Messenger*


Christopher Plummer, The Last Station


Stanley Tucci, The Lovely Bones*


Christoph Waltz, Inglourious Basterds*



Best Director



Kathryn Bigelow, The Hurt Locker


James Cameron, Avatar


Clint Eastwood, Invictus


Jason Reitman, Up in the Air


Quentin Tarantino, Inglourious Basterds

Per i primi due, i favoriti, vi ricordo:






per il resto, a domani...






Correzioni al testo (ieri ero sentivo il peso della cinematografia di Griffith), il viaggio continua con altre tre pellicole che potenzialmente dicono addio alla vittoria. Spike Jonze, dopo "Essere John Malkovic", torna alla regia, con l'adattamento di un testo complesso, "Nel paese dei mostri selvaggi", per chi vi scrive perfetto, prontuario narrativo e poetico che descrive la psicologia dei bambini, la tipica estraniazione di quell'età che risponde alle emozioni troppo forti, la magia di una via d'uscita "mentale" che diventa fisica, per definirla più precisamente. Critiche non entusiastiche, ma la colonna sonora affidata a Karen O, la leader stepitosa degli Yeah Yeah Yeahs, è la migliore dell'anno e meriterebbe di essere premiata. Fuori dai giochi, da sempre, "Nemico Pubblico, la rielaborazione del gangster movie by Michael Mann.Qualche nomination tecnica? Forse, ma Mann è un regista troppo atipico nel sistema hollywoodiano, più alternativo nei blockbuster anche dell'ottimo Gus Vas Sant. Infine, il citato, post fa, "Everybody's fine" con Robert De Niro, remake di "Stiamo tutti bene" di Tornatore. De Niro dall'Actor's studio e da grandi film è passato a ruoli sovraccarichi e da tempo non ne azzecca una. La strada del ritiro è lontana, ma se la carriera si fosse conclusa alla fine degli anni '90, il caro Bob avrebbe mantenuto dignità e prestigio. E se arriva Rodriguez, in un prossimo film ("Machete"), a dirigerlo, ci vuole solo un biopic per rilanciarlo (i biopic dovrebbero favorire l'immedesimazione e i premi). A domani...

12/12/09

ROAD TO THE OSCAR-SONG




Ho appena ascoltato, con relativa celerità, le probabili canzoni che entreranno nella cinquina degli Oscar (nuove regole, dalle tre degli ultimi anni si passa nuovamente ad una cinquina, con quale cognizione di causa non si sa). Un anno è trascorso dalla supremazia dell'orrendo "The millionaire", uno dei film più insulsi, banali, prevedibili, finto-autoriali, buonisti, senza nè capo nè coda, maldestramente diretto e recitato, con una soundtrack sempliciotta e con un aggravante duro come la roccia, che può essere scalfita solo da una lenta erosione: la vittoria, come best song, di un motivo assurdo, che preferisco non menzionare per non invogliare l'ascolto, quando un certo Bruce Springsteen aveva affrescato la parabola di un wrestler in poche righe struggenti e rivelatorie. Quest'anno c'è "Cinema Italiano", voce di Kate Hudson, (qualche post fa, la bottega degli orrori) che rischia di entrare in cinquina, ma grazie al cielo, con un possibile ridimensionamento del film, prime recensioni, mediocri, alla mano. Su chi puntare? Ad oggi, viste le nuove regole e l'interpretazione soggettiva (da parte dell'Academy) delle stesse, navighiamo quasi in alto mare. Buone probabilità, forse, sono nelle mani di due prodotti atipici: il ritorno della Disney alla bidimensionalità della "Principessa e il ranocchio" con una base pop con viraggi jazz all'acqua di rosa ("Almost there") e l'indie "Crazy Heart", che punta su un genere molto diffuso negli United States, il country, attraverso la delicata e, al contempo, ruvida melodia di "The weary kind". Voglio focalizzare la mia attenzione su due brani commerciali (la musica pop non è necessariamente una vergogna) di due scommesse: il ritorno di James Cameron dopo l'aver ingoiato statuette e dollari con l'iceberg rivoluzionario, tra il melenso e l'eccellenza tecnica, "Titanic", ormai ampiamente identificato dalla critica e dal pubblico come "Re del mondo cinematografico" (e Rotten Tomaetos, stando ad un numero cospicuo di recensioni del suo ultimo film fantascentifico in 3D, ne dà conferma), e la storia di "An education", targata Nick Hornby, di una giovane ragazza nel periodo della "Swinging London" , interpretata dalla promessa Carey Mulligan, una nuova Audrey Hepburn incline al dramma, data come vincente nella categoria Best Actress sopra un'appannata Meryl Streep. Le due songs in questione sono molto diverse. Duffy, con una b-side, dal titolo "Smoke without fire", affonda come al solito nel retrò dei sixties, in modo pregevole, ma soprattutto evita di graffiare inutilmente con la voce, arrivando, sempre più spesso, ad una semplicità meno costruita e pregevole; alla voce armonica della discontinua Leona Lewis viene affidata la canzone del kolossal di James Cameron, "I see you", e se c'è un deja-vu è chiaro: qualcosa ricorda "My heart will go on" della pessima Celine Dion, ma una caratteristica è vincente e sta nel crescendo infinito della ballad e nell'utilizzo di suoni tra l'onirico e la stilizzazione eterea, senza inutili vocalizzi. Su questo argomento, tornerò in seguito.




Il link per la canzone di Duffy è: http://www.youtube.com/watch?v=9rHNOTtShwM





Il link per ascoltare Leona Lewis è http://www.youtube.com/watch?v=vSzFair0jWs
Notate qualcosa nell'accostamento di locandina e fotografia?Beh, siete sulla strada giusta...

10/12/09

la bottega delle meraviglie

"Bastardi senza gloria", di Quentin-pulp-Tarantino, e "A serious man" dei fratelli-black-Coen sono due film agli antipodi, due candele di diversa grandezza. Tali candele, però, sono solcate nella parte superiore, rispettivamente dall'effige di uno scalpo e, nel secondo caso, dal tipico cappello ebraico. Ciò ad intendere che si tratta di lungometraggi altamente caratterizzanti. La cosa che colpisce è l'assoluta permanenza di uno stile definito e definibile, senza congetture varie o analisi complesse. Tarantino e i fratelli Coen sono maestri di regia, di montaggio, ma soprattutto di scrittura. Entrambi celebrano la parola, anche fine a sè stessa, entrambi amano l'eccedere. Cos'è il cinema per Tarantino? In primis è antirealismo, ma poi?E' violenza gratuita? Non propriamente. Si fatica a trovare una risposta. L'intento di "Bastardi senza gloria" differisce dai film precedenti. Tarantino ribalta, a proprio modo, la Storia, in prospettiva denigratoria per i Tedeschi di Hitler, ma dà anche un'altra caratura al film, sostenendo indirettamente la causa degli Ebrei che sembrano usciti da un film western. E' un particolare poco enfatizzato, ma esprime una prospettiva che diverge dall'assoluto qualunquismo precedente a questa fase.I Coen, se si volesse compararli con la letteratura, scivolano tra l'ermestismo e i giochi futuristici, ancorati,d'altro canto, alla tradizione drammaturgica americana. La loro caratteristica primaria è "il non detto", la sospensione parziale di un esito.Accadeva con "Non è un paese per vecchi", accade con "A serious man". A differenza di Tarantino, che pretende di schematizzare oltremisura i suoi film (dal montaggio stile "Quarto potere" di Pulp Fiction alla suddivisione in capitoli di "Bastardi senza gloria"), i Coen mostrano un certo attenersi, salvo casi sporadici, alla linearità narrativa classica. Sono futuristi, perchè, come Tarantino, osano giocare con il cinema e gli spettatori, talvolta lasciandoli incautamente a bocca asciutta, sono ermetici perchè alle loro opere si sottende una filosofia coerente non esplicita, rintracciabile solo per sommi capi in Quentin. Sono amanti del cinema ricambiati con affetto, marchi di garanzia. E soprattutto, sono autori che allo stile aggiungono una precisa poetica, alta o bassa che sia. In questo Tarantino non è ai loro livelli. Entrambi coesistono perfettamente nel cinema odierno, trasformando i loro cult-cool movies in classici. Gli ultimi film sono due candele in cui si accende ancora la luce del Cinema con la C maiuscola. Se Tarantino sfida la Storia, tra esercizio di stile ed ottime interpretazioni (in primis Christopher Waltz e Melanie Laurent), nonchè un primo capitolo antologico (ho appena finito di leggere la sceneggiatura, pubblicata da Bompiani), I Coen fanno un film a bassissimo budget, rielaborano un mondo, quello ebraico, lontano dalla loro realtà e creano qualcosa di unico, tra caso imperante (che ritorna dopo la monetina di "Non è un paese per vecchi") e mancanza di coerenza. Scrissi su "Burn after reading": nel mondo divampa la stupidità. Nella loro ottica aggiungo la violenza e il caso. Michael Stuhlbarg perfetto in bilico tra paure infantili e difficoltà ad interagire con un mondo che gli sembra ostile.























08/12/09

Memorabilia



Elia Kazan, allievo di Starsberg, dirige Marlon Brando, in "Fronte del Porto". Nella sequenza, una delle più grandi della storia del cinema, recitata divinamente, c'è anche Rod Steiger. Si notino varie caratteristiche interpretative: in primis, il tono, mutevole in molte cicostanze, l'utilizzo della voce come mezzo per esprimere i propri sentimenti. A proposito di quest'aspetto, la mimica facciale e il movimento corporale sono completamente in sintonia con le parole, con il tono. Si aggiunga, però, la constatazione che i sentimenti consci non sono mai netti e molto, lasciato alla mimica, alla gestualità e al tono, non sia del tutto chiaramente definibile. Gli attori lavorano su un piano semiconscio, agendo il lato inconscio dei loro characters. Massima espressione di emotività, di contemplazione su sè stessi, di identificazione con il personaggio, senza mimesi. "I could be a contender" è la battuta incancellabile, con il movimento di mani ascensionale e lo sguardo indecifrabile di Brando. Ma Rod Steiger non è da meno, non riuscendo a staccarsi dal sedile dell'auto, tranne che in pochi momenti, appoggiandosi a qualcosa di solido, mentre l'emotività prende il sopravvento. Elia Kazan ha più volte affermato che questa sequenza è stata "diretta" dagli attori. Esempio massimo di recitazione, punto centrale, punto epocale. Bava alla bocca...

05/12/09

Best Films 2000's

5 dicembre, più di venti giorni e sarà 2010...Tiriamo le somme...Considerando le uscite, al cinema e directly in dvd, da gennaio ad oggi e le inevitabili mancanze che per la maggior parte saranno sanate entro dicembre, 12 mesi zeppi di sorprese, di grandi autori che ritornano, di blockbuster, di film di nicchia....Cosa resterà di quest'anno cinematografico? (l'incipit parte da Raf)...Lo scopriremo solo vivendo (da Battisti)...Stay tuned!


Ma il 2010 è anche l'inizio di una nuova decade...Quali sono le pellicole che mi hanno più convinto in questi dieci anni? Difficile dirlo con precisione, troppi passaggi, troppi cambiamenti nella mia vita, troppe buone o cattive convergenze...Prime impressioni, disposizioni d'animo differenti, occupazioni, rapporti, influenze critiche, numero esiguo di film, partendo dai miei 13 anni, quando il cinema era pressocchè inesistente nella mia mente, ai miei 22...Ancora oggi sconto il mio occidentalismo, soprattutto anglofilo, in ambito cinematografico, e non riesco a distaccarmene...Ma chissà, dai 23 ai 32 qualcosa, forse, cambierà...Vi avviso che la mia scelta soffre di recentismo, molto ho cancellato...

Elenco qualche titolo imprescindibile

24 Hours Party People di Michael Winterbottom, documentario sulla Factory Records, casa produttrice dei Joy Division, poi New Order, tra la stravaganza e la presunta pazzia, anche narrativa.

Radio Company di Robert Altman, ultimo film del compianto regista, non il migliore, ma quasi un ritorno, nell'impostazione, a Nashville. Meryl Streep canta e il country-folk non è il pop sdolcinato e chiassoso degli Abba di "Mamma mia". Segnalazione per "Gosford Park", del 2001.

Across the universe di Julie Taymor, musical atipico tra lo sperimentalismo e la tradizione narrativa...Lancia definitivamente Evan Rachel Wood.

Amores Perros Primo film di Inarritu, il migliore, quando ancora la concatenazione geometrica aveva un suo perchè e la storia risultava atipica. Gael Garcia Bernal, attore talentuoso, oggi ridotto a girare con Garry Marshall.

Le vite degli altri, forse il miglior film europeo del decennio, ma c'è un italiano che potrebbe batterlo (e non è nè Garrone nè Sorrentino)...Non so se era nei piani del regista, ma mi ha inquietato non poco...

Changeling di Clint Eastwood, miglior film dell'annata 2008, perfetta ricostruzione storica, fotografia , soundtrack, ma soprattutto grandiosa interpretazione di Angelina Jolie che è stata defraudata di un Oscar dalla pur meritovole Kate Winslet

Il labirinto del fauno di Guillermo Del Toro, esperienza visiva ed emotiva. La "lullaby" finale è straziante. Perfetta concatenazione tra storia e mito, realtà e fantasia.

Ferro 3, il migliore Kim-Ki Duk, che soddisfa un citerio di commerciabilità e di originalità contenutistica di gran lunga superiore agli ultimi esiti cinematografici

Good night, and Good luck di George Clooney...Opera seconda di Clooney, splendida, quasi un contrappasso rispetto alla prima, mediocre e alla terza, imbarazzante. Analisi giornalistica in bianco e nero del maccartismo con un grande David Straitharn

Io non sono qui di Todd Haynes, opera del tutto disarcionata da una prospettiva comune, indefinita e indefinibile. Bob Dylan è sfondo, non come nel documentario di Scorsese. Cast d'eccezione, Gere inutile, brava la Blanchett, ma l'impostazione Actor's studio alla fine stanca.

Vera Drake di Mike Leigh, opera di ampio sapore drammaturgico condensato in emozioni. Imelda Staunton eccelsa, tema spinoso, svolto con delicatezza e senza pregiudizi.

La famiglia Savage di Tamara Jerkins, cast straordinario, sensibilità femminile, stridore famigliare.

I Tenenbaum di Wes Anderson, grottesco, ironico, cattivo, insensato, psicologico ma antirealista.

Pieces of April di Peter Hedges, commedia low-budget, indie, ma pacificatrice. La famiglia si riannoda, in un contesto multietnico. Molto gradevole, seppure utopica. L'unico film in cui Katie Holmes riesce a recitatare decentemente.

Appuntamento a Belleville, cartone pittorico francese.

Persepolis, un esempio di graphic novel trasposta che riesce meglio di qualunque documentario a descrivere parte della storia iraniana. Lavoro armonico, senza eccedere nella drammaticità o nell'eccessivo umorismo di Marjane Satrapi

Moulin Rouge!, primo musical della rinascita hollywoodiana di genere, sfiora l'alto e il basso, la perfezione scenica e l'esibito kitsch, stravolge canzoni simbolo, mixandole, interpretazione divina di Nicole Kidman.

Fratello, dove sei? dei fratelli Coen, il primo di una lunga serie, dal 2000 in poi. Musiche fantastiche, c'è qualcuno che mi regala il cd??? Del tutto iconoclasta e vago, con il famoso Ku-Ku-Xlan preso in giro, in antitesi a "Nascita di una nazione" di Griffith. "Non è un paese per vecchi" è un must.

Mulholland Drive di David Lynch, prima che il suddetto prendesse la piega delle ripetizioni fini a sè stesse. Ancora oggi ho qualche dubbio, per capirci qualcosa cercai soluzioni su Internet...Mi ha ossessionato durante l'adolescenza, con la battuta "SILENCIO", che ripetevo in continuazione...

Meduse, impalpabile lavoro israeliano, struggente e dolce, mai enfatico. Poesia viscerale e la più bella versione de "La vie en rose" dai tempi di Edith...

Lontano dal paradiso/Note di uno scandalo, due film di diversa ambientazione storica, accomunati dalla lotta ad una pruderie moralistica tipica di ogni società e contrari alle definizioni a priori.Interpretazioni favolose: da una parte Julianne Moore alle prese con il melò, dall'altra Judi Dench e Cate Blanchett, tra le coppie più belle della storia del cinema, in un duetto che non ha eguali.

Galline in fuga/Ratatouille: i migliori film di animazione dell'ultima decade di casa Dreamworks e Pixar.

Cuori di Resnais/Solo un bacio, per favore di Mouret: due film francesi, molto diversi per struttura e resa, con una caratteristica comune: un'indagine approfondita sull'amore senza scempiaggini smielate e con una psicologia latente (Resnais) o onnipresente e derisoria (Mouret)

Racconto di Natale di Descheplin, tagliente e complesso, un masterpiece di psicologia.

Private/In memoria di me di Saverio Costanzo, figlio di, con una certa dimestichezza ad intrufularsi in rovi zeppi di spine. Il primo mi colpì talmente, che da allora scelsi un film al posto di un programma spazzatura in tv.

Wonder Boys /Rodger Doodger, due film che rapportano l'adolescente al mondo adulto. Più stereotipato il primo, caustico il secondo.

Stella, nell'anno dell'apprezzabile "La classe", la tematica scolastica raggiunge il suo culmine con Stella, opera di smarrimento, che non a caso ricorda il Truffaut dei "400 colpi"

La caduta/Goodbye, Lenin! film tedeschi che trattano due speculari e diverse fasi storiche, con diseguali intenti, ma una corretta passione civile. La mitizzazione tanto paventata di Hitler, sinceramente, non so dove possa constatarsi.

Big fish di Tim Burton, il film più onesto della sua ultima fase.

Brokeback Mountain, film di arrivo, ma, a suo modo, precursore. Ang Lee non è il mio regista preferito, ma gli va riconosciuta una grande maestria tecnica. Leggermente fuori fuoco in qualche scelta, ha un'intento pedagogico ammirevole.


L'imbalsamatore/Gomorra/Il divo/Pane e tuilpani/Io non ho paura/Non pensarci/La ragazza del lago/Caterina va in città, film italiani con molti pregi


Maria Full of Grace/Monster's ball: Due storie ai margini, al bivio, diverse in tutto, più marcatamente realistica la prima, con Catalina Sandino Moreno, più complessa la seconda, con ottime performance, soprattutto le maschili.

Il pianista, il capolavoro sullo Shoah, lontano anni luce dal buonismo di Spielberg. Disarmante. Adrien Brody al top.

L'assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford, western atipico, dalle dinamiche interiori pregnanti, massima contrapposizione al manicheismo e alla spettacolarizzazione tipiche del genere.

Zodiac di Fincher, ritratto ansiogeno, splendidamente fotografato. Il più bel film di Fincher

Parla con lei/Volver: Due dei film più personali ed emozionanti di sempre. Almodovar passa dallo sberleffo all'essere autore a tutto tondo.

Lo scafandro e la farfalla, miglior esempio di regia degli ultimi anni, di Schnabel

La trilogia del Signore degli anelli, grandioso esempio di profondità e ampiezza delle riprese e di semi-perfezione tecnica.

La città proibita/La tigre e il dragone: i migliori Wuxipian moderni.

Lost in traslation/La vita segreta delle parole: due film diretti da donne, intimisti

Stille life/Le biciclette di Pechino: J'accuse diversi sul sistema cinese.

La meglio gioventù, l'opera più importante dell'ultima cinematografia italiana, o, almeno, una delle più riuscite. Da qualunque prospettiva si guardi.

La città incantata del maestro Myhazaki, non ci sono parole...

In the mood of love, l'estetismo puro, la descrizione di un amore di sguardi, che opera di sottrazione.

Magdalene/Amen, ricostruzione storica coerente, l'altro lato della medaglia, perchè le cose non sono a senso unico.

Collateral, la maturazione di Michael Mann, in una stringente tensione di introspezione, smarrimento, attesa.

I lunedì al sole, esempio di una Spagna viva, di umori e di fragilità.

Il figlio dei fratelli Dardenne, un film carico di sentimenti irrisolti.

02/12/09

Il mio amico Eric




Ken Loach, acuto regista di “social drama”, da sempre sostenitore di un anti-sistema filmico senza guizzi di intrattenimento puro, passa alla commedia. La location è la stessa, Regno Unito, Manchester City, in questo caso. L’indagine sociologica con intenti pedagogici permane, ma non è più l’ottocentesco Dickens che anima le inquadrature della under-class inglese, la working-class, scomparsa dai media ma non dalla realtà, bensì un misto tra Mike Leigh, il Mark Herman di “Grazie, signora Thatcher!” e un qualcosa del Danny Boyle migliore. Loach introduce un elemento fantastico, la figura del noto Eric Cantona, stella dei “Red Devils”, “King Eric”, che è una proiezione psicologica, evidentemente, ma su un livello più immediato, e quindi, più cinematografico, corrisponde alla variante fondamentale della scrittura di un film alla Loach, l’angelo custode di Frank Capra, per intenderci. E Dickens fa capolino in modo diverso, con le ghost-fictions. L’intera sceneggiatura è un susseguirsi di colpi di scena, un intreccio di diversi temi, peraltro costanti in altre pellicole, ma qui amplificati. E’ un cambio di prospettiva: se l’aspetto ideologico-politico era una caratteristica marcata della prima fase, oggi si accentua la tematica amorosa, fantastica, personale, orchestrando una commedia, partendo da uno stesso canovaccio, con happy ending finale, nella tradizione del cinema classico americano di tal genere. Sotto la superficie surreale, prosegue, quasi indipendente dal profilo narrativo, come se le apparizioni di Cantona fossero relegate a momenti interiori e solitari, con alcune eccezioni, la storia di un postino, Eric Bishop, alle prese con le difficoltà giornaliere, tra figliastri e ricordi. Ricompare il suo primo amore, Lily, e la dimensione quotidiana ha un sussulto, un’accentuazione emotiva foriera di cambiamento. Dal “poster” dei ricordi al presente, dai meandri mentali alla sensorialità fisica, dall’allucinazione necessaria al riadattamento alla realtà. Steve Evets ha un rapporto molto fisico con l’ambiente che lo circonda e riesce a passare, in alcuni punti, da uno stato d’animo all’altro, senza fronzoli o elaborazioni complesse. E’ una forma di recitazione realistica pura. Eric Cantona si conferma “moral-coach”, edulcorando il contatto tra realtà e finzione, con le famose massime che subiscono un adattamento. Loach offre un piccolo film consolatorio e vivificante, come se stesse ad indicare una dimensione diversa di realizzazione, indipendente dalla condizione sociale e monetaria, e che sfocia nella ricomposizione degli affetti.Esilarante la pseudo-psicologia del “ciccione”, amico di Eric Bishop. Per vivere, anche le classi medie-basse hanno bisogno di trovare un sollievo terapeutico fai da te.








La poesia lisergica del film










Inserti di repertorio