16/02/10

Paella-Il mio primo editoriale...

Oggi c'è il festival musicale della canzone italiana...Un'occasione da non perdere per guardare dei film...
Il perchè è chiaro. I film sono tappabuchi televisivi. E, d'altronde, bisogna mettere delle toppe, soprattutto se si è in garanzia (come Mediaset). Perciò spuntano i film, mutilati, mandati ad ore incredibilmente succulenti. Il cinema e la televisione non sono in buoni rapporti da anni.La televisione forse non ha bisogno del cinema. Produce talent, reality, talk, fiction, informazione (?), inchiesta. A cosa serve un film? A tappare i buchi, come quando c'è il topo che non può essere rincorso dal gatto e si preferisce usare una tecnica soft, sperando che il gatto guarisca o che il topo si annienti con le sue stesse zampe. E poi? In estate, periodo quantomai lieto per i cinefili, tutte le reti diventano topi in cerca di formaggio, senza interesse. E, in questo momento, il cinema ha un'eco considerevole. La televisione è mercificazione. Compriamo ciò che vediamo o siamo indotti a farlo. La merce può essere di qualsiasi qualità. Non sta a me giudicarla. D'altronde, sono un compratore di merce. La merce non è oggettiva. Se uno vuol comprare una marca sportiva o un'altra classica, dipende dal proprio gusto. L'oggettività sta nel dire che un maglione sia realizzato con migliori materiali di un altro. Cachemire e acrilico. Il cinema, quando non è televisione, è arte, non merce. Mi spiego. C'è un certo cinema "televisivo", quello che ottiene un'enorme visibilità televisiva prima o durante l'uscita in sala. Si parla di visibilità nazionale. Questo tipo di cinema non è arte ma merce. Vari i motivi. In prima istanza, un cinema televisivo ha lo stesso intento della televisione. L'incasso (anche l'auditel serve per il pagamento dagli inserzionisti pubblicitari). Ken Loach vorrebbe incassare, forse, come tutti. D'altronde, l'incasso non può essere molla dell'arte. Per cercare la moneta, si tenderebbe alla ripetizione coatta di stessi. Moccia è un esempio. Per l'artista il successo economico non serve ad altro che accrescere la sua possibilità espressiva. Certo, se la vita migliora, non ci si può lamentare. Poi si differenziano Artisti e Mestieranti. In realtà questi due termini sono a dir poco ambigui. Colui che vuole affermarsi come Artista, in molti casi, deve essere Mestierante. Un Artista, pur di assicurarsi la visibilità e l'introito, per fare i film che vuole, non può che scegliere una strada, quella commerciale. E quali sono le nuove strade percorse per le prime apparizioni? Normalmente i blockbuster. Almeno oggi. Prima c'era Scorsese che lanciava Jodie Foster, oggi c'è James Cameron che lancia la pur meritevole Zoe Saldana. Ma anche nel blockbuster ci può essere intelligenza, cosa che manca al cinema televisivo. Kubrick, in altro ambito, è un autore, talvolta con molti mezzi, ma la complessità della sua Arte sta proprio nell'assembaggio di Mestiere e Capacità Concettuale di definire un discorso che precede la Logica Pura, attraverso l'Emotività Controllata. Ciò mette in evidenza come i soldi non siano sempre in disaccordo con l'arte. In questo senso, Kubrick decise di realizzare "Spartacus" per sovvenzionare i suoi futuri progetti indipendenti. E, con tutte le difficoltà, impresse la sua mano, al dì là di tutto. Il cinema non è arte solo se nasce come esperienza non artistica. Il cinema non è Arte quando fa precedere, sin dalla sua intenzione primaria, la logica del mercato ad ogni logica diversa. Anche il cinema meno riuscito è Arte, quando parte da presupposti Artistici. Uwe Boll, colui che è stato indicato come il "peggior regista " in circolazione, è un Artista. Perchè non parte da una prospettiva meramente economica. E' da questo punto di vista che, secondo me, si può definire l'oggettività dell'Arte. Qualsiasi persona è oggettivamente un artista quando crede di esserlo e si sforza a provarci. Smette di esserlo quando cerca l'incasso prima di tutto. L'arte diventa merce, così come il cinema diventa televisione.


Oggi in Tv: 23,20
Barry Lindon

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