Review 2011 - Jack goes boating





Voto: 5,5/10

Philiph Seymour Hoffman è l'attore perfetto, il contraltare maschile di Meryl Streep, l'uomo che sa scegliere ogni copione con una cura meticolosa, maniacale e attento al minimo dettaglio interpretativo da sembrare una sorta di compendio recitativo, di volta in volta arricchito da componenti nuove, di impostazione teatrale. E, per il suo esordio alla regia, non può che scegliere un soggetto teatrale e trasporlo al cinema. Ma il suo non può essere il film in costume di Olivier o Branagh, deve essere un film indie a budget basso che unisca la componente art-house straniera alla descrizione americana attualizzata (in realtà con toni che prendono da una sorta di nichilismo hippie che va tanto di moda in TV) di un gruppo di persone standard, tipizzate nei minimi dettagli, e problematiche, "diverse". Niente di nuovo sotto il sole, anzi compare una New York tanto bella quanto distante, quasi mai capace di interagire con la storia. E Hoffman fa del suo meglio, mette insieme un buon cast, in cui eccelle per bravura (insieme ad Amy Ryan), e si inabissa in qualche immagine affascinante, visivamente ben costruita, senza essere mai autoreferenziale. Ma manca il film, il soggetto, che sembra non andare concretamente da nessuna parte, con la sceneggiatura, di rimando, che diventa risibile, in certi punti, seppur mascherata da pseudo-riflessioni sulla singolarità psicologica dei personaggi. Niente di eccessivo,
ma alla fine non rimane che un pugno di mosche ed emozioni stilizzate, bidimensionali, involucro che chiude le ali dei caratteri con tanto di rose pungenti a delimitarne l'accesso.

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