Review 2011 - Le nom des gens








E' francese, è politicamente irrefrenabile e per nulla qualunquista, è intelligente, brillante e discretamente problematica. La commedia di Michel Leclerc è una sorpresa, moderata da toni entusiastici eccessivi di parte della stampa transalpina. Per prima cosa sa essere sfrontata senza essere pacchiana, con nudi integrali non incidentali, morbosamente eccessivi, ma parte della naturalezza dell'impostazione caratteriale del personaggio femminile, affidato ad una splendida Sara Forestier, giovane e affascinante attrice che deve la sua notorietà iniziale ad un film di Abdellatif Kechiche ("La schivata") e che ha confermato il suo appeal con la critica francese grazie al Cèsar vinto proprio per il ruolo di Bahia Benmahmoud, una ragazza di origine algerina che entra nella vita altrui, stravolgendola e portando alle estreme conseguenze la sua ossessione ideologica contro la "droite" francese che sia moderata o estremista, soprattutto attraverso una sessualità esibita e usata a fini correttivi. A farne da contraltare un "borghese piccolo piccolo" dal nome molto comune, Arthur Martin, uno Jospinista asettico e poco carismatico (e Lionel Jospin, che ad un certo punto fa un cammeo imprevisto, è stato per il partito socialista una zavorra politica di decenni), Jacques Gamblin, altro attore di classe ed esperienza, chiamato a ricoprire un ruolo "tecnico" (alle prese con l'influenza aviaria) con piccoli risvegli emotivi che portano a galla il suo "altro da sè" giovanile, le sue origini nascoste, la sua razionalità patologica. Il film è completamente affidato all'analisi, e l'intera sceneggiatura è una calibratissima partitura che mette insieme pubblico e privato, che è militante fin dal principio, che è sottesa alla storia e non fuori da essa (ripercorrete lo scontro presidenziale imprevisto destra estermista/moderata Le Pen/Chirac, sussulterete dinanzi al nome di Sarkozy vincente sulla bistrattata Segolene Royal, senza contare i riferimenti ad eventi storici del Novecento di portata globale rivissuti attraverso flashback immanenti e apparizioni estemporanee famigliari). Si tratta di un'opera quasi debordante da questo punto di vista, che sfida i canoni dell'impersonalità politica ed entra nella società per farne uno strumento di lettura parimenti importante rispetto alla psicologia dei personaggi. I due character centrali costituiscono il gioco "comico" che regge l'intreccio, il dualismo tipico tra ragione e sentimento, il contrasto/scontro dei sessi della commedia hollywoodiana, ma non sono semplici marionette, ma esseri umani complessi e sfaccettati, un po' sopra le righe e grotteschi, ma anche profondamente veritieri e con un bagaglio personale esplicitato che mira a costruire una parvenza di verosimiglianza agrodolce, non indolore. In questo modo, "Le nom des gens", oltre ad essere una commedia politica, completamente affine alla "gauche" fancese, anch'essa però ridicolizzata, è anche una commedia di ambiente, che non si limita ad una descrizione immanente dei personaggi, ma cerca di dare una consistenza pseudo-psicologica e motivata alla vita dei due protagonisti e ai loro contatti come parte di un disegno quasi fatalistico. "Le nom des gens" è un atto d'amore, imperfetto e schierato, verso una nuova Francia che si lascia alle spalle un ventennio di "droite" e si avvicina, consapevolmente, alla fine di un'era, quella del Berlusconi francese Sarkozy. Forse, ma forse, ma si.

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