13/08/11

(Mini)Review 2011 - I Pinguini di Mister Popper










Carrey senza mordente, family-mode e atteggiamento americanissimo inclusi, nonostante una certa eleganza nei modi da riprendere altrove, in un pasticciato film di qualità mediocre, incupito da una sceneggiatura che unisce ridicolo a buonista, nelle mani di un ex-regista d'oro come Mark Waters, alla ricerca del successo perduto e avviato verso un tramonto qualitativo ormai assodato. Scialba e asettica, poco ispirata e ripetitiva, la comedy adatta un testo molto noto alle varie generazioni statunitensi a firma dei coniugi Atwater, "Mr. Popper's Penguins" ed è consigliabile ad un pubblico esplicitamente infantile. 


Nulla di nuovo, nulla di particolarmente accattivante. "I pinguini di Mister Potter" è perfetto per una serata famigliare, capace magari di tenere svegli e attenti i bambini, come un film natalizio televisivo con tanto di happy ending rasserenante che li conduca a letto speranzosi e contenti. Ha una sua trita e ritrita funzione pedagogica, uno svolgimento piatto e monotono, con colpi di scena inesistenti e un'articolazione causa-effetto buonista e inverosimile, votata al clichè dell'unione famigliare, in più ha il suo carattere-istrione acchiappa-masse, con un il numero più congruo di espressioni divertenti nel nostro panorama cinematografico attuale (ma lo slapstick non lo salva dalla freddezza del personaggio), il buon e vecchio Jim Carrey, che non è congeniale a pellicole del genere, e dovrebbe dedicarsi al più redditizio e colorato lato grottesco in cui è il maestro assoluto. Insomma un vecchio e stantio modello riportato in vita con tanto di complicazioni tecniche aggiuntive (il lavoro sui pinguini, a dire il vero, non perfetto, anche se in grado di evitare l'effetto cartoon rindondante tipico di tante live-action anche attuali), mentre il resto del cast, compreso la star d'eccezione Angela Lansbury, è piuttosto incolore, anche se conserva, al di là di qualche sequenza alla Shrek che farà ridere i più piccoli, un'eleganza innata ed evita la volgarita gratuita, integrandosi con la produzione "umanizzata" della Disney più attenta alla morale e meno geniale.


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