29/05/11

Review 2011- Febbre da Fieno









Semplice e minuto, "Febbre da Fieno" è un patchwork visivo non entusiasmante ma comunque molto lontano dalla tradizione italiota imperante nel cinema da box-office della stagione. Laura Luchetti dirige una comedy-drama vecchio stile, magari affacciandosi con una certa scaltrezza sulla cinematografica estera. Discreto tentativo di ri-partenza.

Se c'è qualcosa di veramente ingiusto, nel nostro panorama artistico, è la vittoria della ripetizione. I film "fatti in serie" (e non parlo di una serialità autoriale vecchio stampo ma di quella da product-placement di oggi) sono film "popular", venduti e e vendibili ad un botteghino prevedibile e poco scaltro. La Luchetti (ma non è l'unica nè la migliore) ha il coraggio di osare e tende a svincolarsi dal clichè, non rinunciando a qualche traccia pubblicitaria non troppo nascosta. Magari ricade in qualche altra ovvietà, ma le sottigliezze non fanno bene alla critica. La vera cosa bella è che laddove persiste solo la commedia futile e spaesata, paesana e macchiettistica, maccheronica e italiota, "Febbre da Fieno" è un antidoto salutare, una sua drammatizzazione discreta, un po' internazionale, un po' vintage, un po' emotiva, un po' atipica. E' proprio il retrogusto che il film emana, tra sogno, realtà ideale (e attesa dallo spettatore) e realtà cinematografica (con uno scarto coraggioso) che riesce ad elevare la credibilità artistica dell'opera, piena di difetti (la voce fuori campo è imbarazzante nelle prime sequenza panoramiche su Roma) ma anche di pregi rari. In primis, la mancanza di volgarità, il tocco leggero, quasi impercettibile, del narratore esterno, la solidità di un cast poco noto, l'uso di una colonna sonora articolata (e che non si limita all'hit di stagione) e una certa grazia nell'assemblaggio visivo e scenografico (il negozio è un laboratorio molto cinematografico). Per essere un'opera prima e per cercare di affrancarsi dal "canone" stantio dominante, direi di non essere troppo fiscali e di mostrarsi soddisfatti. Certo qualche tratto diventa così sobrio da scavare nella pura fiction, ma nel complesso la partenza della Luchetti è sicura e stabile.

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