03/05/11

Documentary - Catfish (2011)






"Catfish" di Henry Joost e Ariel Schulman è un'opera insieme accattivante e repellente. Nel suo essere talmente finto da sembrare vero e talmente vero da sembrare finto, "Catfish" è un pugno allo stomaco per nulla disatteso ma, in un modo o nell'altro, doloroso. Film per "stomaci" forti e aperto ad una riflessione ambigua e difficilmente sostenibile per chi non accetta di restare in bilico sull'annosa questione che separa finzione e realtà.

La prima reazione, a dire il vero, è di accettazione in fieri di quello che accade dinanzi a noi. Se una cosa sa fare "Catfish" è quella di alimentare la "sospensione di incredulità" fino a dilatarla oltremisura e a giocarci in modo intelligente e mai banale. In questo senso, il film è sorprendente, per non dire "anti-scettico". Per godere di tale effetto, d'altronde è necessario non avere informazioni sull'indirizzo e sulle dinamiche della narrazione. La stessa visione del trailer può essere più che fuorviante. La natura di "documentario" e il carattere amatoriale (in realtà perfettamente indirizzato e tecnicamente per nulla di basso profilo) fanno il resto. Senza eccessi, "Catfish" diventa una storia di "cazzeggio" e "solitudine", di "gioia" e di "sofferenza lancinante". Quello che mi importa sottolineare è che, indipendentemente dalla veridicià reale, parziaria, ricostruita, da copione, "Catfish" sia una'opera, inquadrata in qualsiasi modo, di un'intelligenza e di una forza emotiva difficile da riscontare altrove. Accogliendo la tesi sostenuta dai registi, arriveremmo a considerare il film come un puro atto di forza e quasi di plagio nei confronti della protagonista sfortunata, con un ribaltamento dell'ottica fornita dall'opera e una visione dei personaggi-nattatori-registi più che negativa, macchiavelliana, amorale. Accettando la tesi che si tratti di un'opera di finzione costruita con abilità, oltre ad essere presenti elementi non giustificabili (come l'impiego di due ragazzi con un handicap piuttosto marcato e una strumentalizzazione del dolore comunque amorale di suo), la pellicola funziona per la capacità di inventiva e l'uso scaltro della macchina da presa, quasi citazionista, e in grado di giustapporre "atmosfere" provenienti da generi cinematografici diversi per un copione intenso e carico di riflessioni generali in sè. Proprio la "sospensione di incredulità" diventa un marchio di riferimento chiaro, capace di affrescare un orizzonte tematico molto novecentesco (e soprattutto cinematografico), quello del "relativismo" ontologico. Da vedere.

5 commenti:

  1. In streaming si trova? da scaricare non lo trovo.

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  2. in streaming non so, lo trovi facilmente in versione ottima da scaricare e per ora con sub solo in eng ;)

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  3. ricordo che al cinema fu una completa sorpresa. Tutti ci aspettavamo di vedere qualcosa alla Paranormal Activities e, invece, e' ben altro. Il fatto che la gente non si sia alzata a fischiare testimonia della qualita' del prodotto (vero o finto che sia)

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  4. fa piacere che sia piaciuto, era ad un festival vero? Non per altro, ma perchè nei normali cinema non ho mai sentito nessuno avere il coraggio di fischiare, al massimo qualche stentato applausino finale ;)

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  5. eh eh purtroppo le sale americane sono molto piu'...pittoresche diciamo cosi'. La gente, oltre a sgargarozzarsi le coche cole da un litro, applaude, fischia, canta, strilla per i film di paura, ecc..

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