27/05/11

Capolavori - Me and You and Everyone We Know








Primo film della poliforme Miranda July, "Me and You and Everyone We Know" è un'opera di singoli momenti magici e surreali tra poesia della vitale ed elogio della stranezza umana. Film di pancia e di cuore, riesce ad essere anche un film di testa grazie ad una scrittura brillante e carica di significati sfuggenti.


Che strano questo film. Il concetto di "difformità" di solito è indice di ribellione. Eppure nella July la "stranezza" non ha che vedere nè con un dramma nè con un esagerato esporsi narcisistico. 
E' una variante stabile, umoristica, geniale, di accostamenti senza senno che non perdono mai di vista il senso della storia. Più che una "morale della diversità", la July tende ad una "morale dell'umanità", riuscendo a mettere in bocca ad un bimbo dolcissimo parole volgari che diventano immediatamente innocenti. E' proprio questo gusto antifrastico che permea l'opera. Come quando un pesce rosso diventa causa di una dinamica scena di azione/inazione che è memorabile. La comunità è rivista in frammenti, a loro volta combinati insieme per costituire un integrum narrativo di ferro. E la cosa sconvolge per ribaltamento del clichè e freschezza di caratteri, ma anche per una volontà di colpire lo spettatore con l'arma dell'iper-costruzione che sia visiva, sonora, interpretativa che sembra, quasi un contrappasso, estrmamente naturale. Non vi è nulla di naturale nè di stabile nè di ovvio, ma l'opera è naturale, stabile e ovvia. Dall'elogio della diversità, si passa all'ovvietà della stessa, che diventa famigliare, vicina, "normale". In 90 minuti la July riesce a rendere umani dei caratteri di carta e a far trasmigrare lo spettatore umano in quel potenziale carattere di carta,  non disdegnando una moderna sfumatura sociale, addolcendo i tabù e affrontando di petto il "controverso". E' una visione che fa bene al cuore, alla pancia e alla mente. E la July utilizza delle "sinestesie" motrici per creare il suo saggio sulla vita che risulta, nella sua sincera e calibrata organizzazione, molto più interessante di chi riempie le proprie opere di dissertazioni filosofiche senza senno e senza senso. Qui un senso c'è.

2 commenti:

  1. Oddio, capolavoro no, ma carino si. La July che fine ha fatto?

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  2. Ciao Gegio, la definizione "capolavoro" è equivoca, è vero, ma questo film lo considero un vero capolavoro del minimal...la July ha già presentato al Sundance e a Berlino il suo nuovo film "The future", ben accolto e in uscita in America questa estate

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