09/04/11

Amarcord - Il romanzo di Mildred (" Mildred Pierce" )











La trasposizione del romanzo di James M. Cain sul grande schermo, a pochi anni dall'uscita, nelle mani dell'esule Curtiz, diventa un grandiso melodramma con tinte marcatamente noir, in cui domina la splendida freddezza formale/fotografica e la scansione ritmica inconsueta. Piuttosto che un film del "proto-femminismo", "Mildred Pierce" è un ibrido inesauribile di dramma e thriller, nella migliore tradizione degli adattamenti tratti da Cain ("La Fiamma del peccato", "Il postino suona sempre due volte", "Ossessione").


Il Cast
E' il 1945 quando viene presentato in sala "Mildred Pierce". E' il primo film di Joan Crawford per la Warner Bros. Ha 40 anni. Vince l'Oscar come Miglior attrice Protagonista, dopo anni di collaborazione/ingaggio da parte della MGM. La Crawford ha la meglio su tre donne già premiate, Ingrid Bergman (nel 1944 aveva convinto con "Angoscia" di George Cukor), Greer Garson (premiata per il film del 1942 "La signora Miniver" di William Wyler) e la diva Jennifer Jones (Oscar per "Bernadette" di  Henry King del 1943). L'unica a non aver ottenuto la vittoria era Gene Tierney, destinata ad una carriera meno fortunata. Joan Crawford non vincerà più nessun premio, a differenza della Bergman, ma lascerà la sua personale impronta interpretativa in altre opere imponenti come "Che fine ha fatto Baby Jane?" di Robert Aldrich, "Johnny Guitar" di Nicholas Ray, a cui aggiungere due film fondamentali antecedenti all'Oscar, "Donne" di George Cukor e "Grand Hotel" con Greta Garbo. 
Micheal Curtiz, nel 1945, ha 59 anni, un Oscar all'attivo per "Casablanca" e non riceve menzione da parte dell'Academy per quest'opera. Nel cast, quasi nessuno è destinato ad una fama duratura, da Ann Blyth, la Vera dell'opera, senza dimenticare il gruppo maschile di rimando (ce la fa solo Jack Carson in modo deciso). Meglio va alla nota Eve Arden, che bypassa grande e piccolo schermo con favore del pubblico. La carriera della bimba-prodigio Jo Ann Marlowe si interrompe nei primi anni '50.






Quell'anno...
"Giorni perduti"di Billy Wilder vince 4 Oscar, tra cui Miglior Film e Regia.
Il film europeo più importante è "Roma Città Aperta" di Rossellini, una delle pellicole chiave del neorealismo. Ma non dimentichiamo "Breve Incontro", inglesissima opera di David Lean, votato, poi, a kolossal di grido come "Lawrence d'Arabia" e "Il dottor Zivago".
Altro europeo di grido è Marcel Carnè, che propone "Amanti Perduti". Hitchcock presenta il classico "Io ti salverò", che di Inglese ormai ha ben poco.



Il film
"Il romanzo di Mildred" è un'opera eccessiva e sovraccarica (nella accezione positiva dei termini) dominata da un retrogusto noir che va ad offuscare, in modo intelligente, la semplice componente drammatica, non esimendosi da momenti tipici del genere, come la ricostruzione tramite flasback iniziale e la narrazione che non segue una logicità narrativa banale e immediatamente leggibile. In questo senso Curtiz segue la scia di Wilder e di Visconti per la trasposizione di McCain ed evita di riempire di atmosfere melense la scena. Non a caso la cinematografia è affidata ad Ernest Haller, conturbante creatore di un mondo non sempre realistico ma dominato dalle inquadrature insolite e vagamente espressioniste (il motivo della spirale non è l'unica caratteristica, si aggiunga anche un uso del rapporto luce/ombra problematico, la ripresa laterale e obliqua, la dimensione abnorme degli interni). Il film è piuttosto scorrevole, quasi sincopato, nonostante la volontà di andare nel dettaglio della storia, evitando inutili lungaggini, ma anche, a volte, non essendo del tutto consapevoli della poca credibilità realistica degli avvenimenti. Più che il realismo, importa al regista la dimensione emotiva, con qualche momento teatrale e primordiali elementi del cinema di introspezione, soprattutto grazia alla prova della protagonista, una magnifica Joan Crawford. Qualche ovvietà dei caratteri, ma anche personaggi creati con grande tocco sagace e artistico, come la Ida Corwin di Eve Arden. C'è il villain della situazione, impersonato dalla figlia Ann Blyth, ma anche Zachary Scott è fortemente legato al ruolo in questione. Si apre, come "Viale del tramonto", con un omicidio in una villa, e si conclude circolarmente con la risoluzione del caso. Classico assoluto da non mancare.


Il riferimento a "Mildred Pierce" versione del 1945 è direttamente legato alla trasposizione televisiva in onda attualmente sulla HBO per la regia di Todd Haynes con Kate Winslet protagonista e di cui proporrò un dettagliato confronto/resoconto la prossima settimana, al termine delle 5 puntate previste.

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