Review 2011 - Zero Zero





7 su 10

Promosso con qualche riserva l'esordio cinematografico di Marco Pavone, noto soprattutto per le sue incursioni nel videoclip. Colpisce la grande potenza visiva del film, che possiede una resa pittorica efficace e ammirevole, segno di un'attenzione grafica capillare. Lo stile, piuttosto sicuro, anche se non sempre originalissimo, non è accompagnato da un'adeguata capacità di scrittura. La storia, veicolando il tipico tema del viaggio di formazione, non riesce ad imprimersi, soprattutto per la sua ambivalenza fantastica eccessiva e senza appigli realistici per una comprensione più adulta dell'evento. Così l'evanescente finale, ricchissimo di un carico simbolico evidente (dal cervo al bambolotto del bambino), entra a far parte diretta della sfera cinematografica, senza un'adeguata separazione con l'elemento realistico. Di certo, la psicologia infantile viene raffigurata con grande partecipazione e anche con arguzia inusuale (il ragazzo  mette a fuoco i suoi ricordi/insegnamenti per riuscire nel suo intento), manca, però, l'altro lato della medaglia, la presenza di un contesto adulto che possa sciogliere, contemporaneamente, la matassa su un piano razionale. Anche l'ambientazione russa, evidente sin dalle sequenze iniziali con didascalie, è un connotato esclusivamente legato alla meta-artisticità del prodotto che riesce ad integrare perfettamente la descrizione paesaggistico/visiva con quella musicale, facendo largo uso di musiche della tradizione classica del paese, senza però trovare una precisa giustificazione su un piano storico, se non in qualche riferimento in itinere e nel finale "adulto". Un buon film, ingiustamento passato inosservato, con qualche difetto, ma anche una capacità di innovazione del tutto fuori dalla portata della nostra cinematografia nazionale.

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