Review 2011 - Venere Nera (Venus Noire)













Presentato a Venezia la scorsa edizione, ancora inedito da noi, ma con acquisto da parte della Lucky Red, "Venus Noire" è un'opera complessa e ficcante. Dalla durata abnorme, vicina alle tre ore, la pellicola è un colpo al cuore e all'anima degli spettatori, ma anche un j'accuse contro l'umanità, vista come un mondo deforme e grottesco di violenza e crudeltà, di perversione e di pazzia. Il contrasto tra l'individuo e la collettività raggiunge l'apice della drammaticità e riesce, anche grazie a primi piani strettissimi, a ribaltare l'ordine delle cose. Il volto di Sarah Baartman, Venere Ottentotta, guardata come una bestia da soma, un animale esotico, una fiera peccatrice, è di una bellezza disarmante e unica, mentre chi la addita dall'esterno come fenomeno da baraccone,  è, in realtà, in viso, di una grossolanità che sfiora la caricatura, il brutto, il grottesco, l'inumano. Il film di Abdellatif Kechiche è un vero dipinto, che entra nella storia del tempo (nell'800) e riesce ad identificare i tratti distintivi dell'odio e del razzismo, venuti fuori dal colonialismo e dal contatto con mondi lontani e diversi. Così il corpo della Baartman viene staccato dalla sua anima e diventa "corpo bestiale" da montare, da toccare, da vivisezionare, da sfuttare, da esporre, da denudare, da vendere. In realtà, il regista non è un povero stolto in cerca di una martire. Sarah è, per certi versi, artefice del suo destino, della sua distruzione, della sua sorte. Non riesce a ribellarsi allo sfruttatore, cerca con lui l'empatia, l'apprezzamento, la giustificazione della sua condizione. E proprio la sua forza così limitata, in un corpo considerato abnorme, è espressione massima della sua umanità. L'attrice protagonista, Yahima Torres, è una scoperta di grande intensità. Di una bellezza moderna, evidente nei tratti dolci e poco marcati, è perfetta per la parte, quasi una donna del ghetto prestata al passato, con un contrappasso evidente e riuscito. La storia di Sarah, diventa, in questo modo, nell'intenzione del regista, una possibilità di analisi a tutto tondo, ma anche di attualizzazione. La ricostruzione scenografica è perfetta, da manuale, con un uso della luminosità e del colore che non fanno altro che accrescere la componente drammatica del film. Rimane ben poco da dire, e anche le emozioni provate sono di sconcerto, ma anche di un senso profondo di crudeltà, che forse non ci rende tanto diversi dalla massa terribile, colta o meno, scientista o meno, di chi addita, così come, dall'altra faccia della medaglia, di chi viene additato. In questo senso, pur evitando la commozione, "Venus Noire" è un film che entra nell'animo di chi lo guarda ed è un horror a tutto campo, in cui la speranza è cancellata dalla verità. E, in cui, non vi è una martire, ma solo una donna che accetta i soprusi disumani a cui dovrebbe opporsi.

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