16/03/11

Review 2011 - The tree ("L'arbre")






 7.5 su 10
La forza di questo film è tutta concentrata nella secolarità dell'albero che ne costituisce insieme motivo simbolico e terreno, diventandone la chiave di volta. La sua presenza adombra quella degli stessi protagonisti umani, che sono, sin dalle prime inquadrature, sacrificati dalla maestosità della pianta e completamente avvolti dai suoi rami impetuosi e dalle sue radici sporgenti. La funzione simbolica dell'albero trova una sua sistemazione in maniera immediata ed introduce il tema del "fantastico" in una storia che parte come semplice racconto famigliare. Ma il "fantastico" non è davvero tale, se non nella percezione di chi partecipa direttamente all'evento, dei personaggi segnati dal lutto del capofamiglia. L'albero diventa la forza naturale a cui guardare, la voce alla quale raccontare sè stessi, con le sue lunghe braccia chiamate ad ospitare/abbracciare una bambina vispa e la madre sconvolta dal dolore, in cerca di una nuova vita. L'albero viene letto da chi agisce sulla scena come personificazione paterna e la sua identificazione comporta un continuo squilibrio tra necessità razionale e appiglio emotivo, tra evento naturale e accadimento "volontario" della pianta. Proprio in questa ambiguità, si pone il "conturbante" del film, che offre una visione non chiara del tutto, anche se interpretabile. Ed è soprattutto un'evoluzione del racconto a portare a queste conclusioni. La forza della pellicola, come detto, sta nell'albero, e la forza dell'albero sta nell'ignoto. Puntando sulla tematica luttuosa, la regista, interprete di rara finezza umana e naturale, Julie Bertuccelli, aiuto-regista di grandi nomi, adatta un testo che porta con sè la vecchia guardia del realismo, a cui aggiunge un tocco di "magia" senza tempo, ancestrale, attraverso lo sguardo della piccola protagonista Morgana Davies e l'espressione smussata e schiva della madre, Charlotte Gainsbourg. L'Australia riverbera nella storia senza concessioni al fotografico, e la natura appare nella sua problematica bellezza reale, aiutata da splendidi tramonti e campi lunghi di scarna vegetazione in cui il confine tra cielo e terra viene annullato nella sua maestosita assoluta.

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