01/02/11

Review - Fair game - Caccia alla spia (2010)





7.0 su 10

Doug Liman non è un regista autoriale. Partito con il piede giusto in "Swingers", imbastito di una dose adrenalinica, ma con una sceneggiatura adeguata e geniale, è arrivato alla direzione del primo capitolo della saga Bourne, poi passato a Greenegrass con più fortuna; in seguito ha diretto l'action-comedy fuori tempo massimo con love-story Pitt-Jolie annessa a carburare gli incassi, "Mr & Mrs Smith", ed è stato l'artefice sfortunato di "Jumper", che se da un punto di vista visivo ha qualche motivo di interesse, è un failure per quanto concerne tutti gli altri aspetti. Vedere un Liman gareggiare a Cannes, nella sezione principe, con un film che ha per protagonisti Sean Penn e Naomi Watts è stato quantomeno strano. In realtà, analizzando il taglio registico, si scopre che le differenze non sono poi così molteplici. Lo stile si è asciugato, e ha perso, in modo intelligente, qualche trovata da action fine a sè stessa, ma Liman ha consolidato il suo modo di inquadrare, asettico, quasi documentaristico, rigoroso. In più, stavolta c'è la storia giusta, una storia che viene dal recente passato, quella dell'agente segreto Valery Plame, il cui viso compare nelle ultime didascalie e che è stata un vero faro per la Watts in quanto a studio del personaggio. Viene a galla una vicenda non nota a tutti, inerente la guerra preventiva contro l'Iraq di Saddam Hussein da parte di George Bush Junior, con le implicazioni dei servizi segreti, le menzogne/interpolazioni dei documenti di stato, il "montaggio" di una questione, in realtà, non dimostrata o accertata (lo smantellamento delle centrali nucleari, avvenuto dopo la Guerra del Golfo, non ha mai portato un nuovo riarmo), e, in particolare, con riferimento al caso "Plame" appunto, divenuto di risonanza nazionale, quando il giornalista e marito della bionda agente, Joseph C. Wilson ha scritto un articolo che sconfessava quanto sostenuto apertamente dal Presidente degli Stati Uniti, mettendo in moto una spirale di ripercussioni che avrebbero esposto al rischio la sua famiglia e rivelato al mondo il ruolo-chiave della Plame. Il film funziona, e spiccano le interpretazioni, così come il taglio volutamente distaccato. A colpire e a dare maggiore calore alla pellicola è soprattutto un'ottima prova di Naomi Watts, che non esagera ma riesce ad avere grande empatia con lo spettatore. Sean Penn è sullo sfondo, come il resto del cast. Qualcosa poteva essere approfondita (in realtà la tematica giudiziara è ovattata e semplificata), qualcosa evitata (penso alla sequenza in cui Wilson si trova davanti alla Casa Bianca, un pò banale), ma il risultato è di degna ricostruzione, tecnica, mestiere e interesse civile.

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