28/02/11

Annie Girardot, Gary Winick, Jane Russell RIP

Giornata segnata dai lutti nel mondo cinematografico. Piuttosto che fossilizzarmi sui profili dei vincitori degli Oscar, mi sembra opportuno dedicare un minimo omaggio a due esponenti, provenienti da scuole molte diverse, della cinematografia.




Annie Girardot è stata una musa ispiratrice completa del cinema europeo, in particolare nella sua declinazione francese e italiana. Da noi è nota soprattutto per il ruolo controverso di Nadia, protagonista del capolavoro di Luchino Visconti, "Rocco e i suoi fratelli". In realtà, nel nostro paese i ruoli importanti non mancano, a partire da altri grandi maestri come Mario Monicelli, che l'ha diretta accanto a Mastroianni e Salvatori ne "I compagni", senza dimenticare due cult di Marco Ferreri, "La donna scimmia" e "Dillinger è morto". Co-Protagonista di successi come "Metti una sera a cena" di Patroni Griffi, ha lavorato anche con Sergio Corbucci e i fratelli Taviani, nonchè in un film di Luigi Comecini. L'intera carriera, fino agli anni '90, è legata spesso al nostro Paese. In Francia, è comparsa più volte nelle pellicole di Claude Lelouch (nel 1995 ha recitato nei suoi "Miserabili" con Belmondo, molto apprezzato), ha affiancato Jean Gabin nel "Maigret" del 1958, è stata diretta dal discusso Roger Vadim in un episodio minore accanto alla Deneuve, ed oggi è ricordata soprattutto per i film di un altro cineasta complesso come Micheal Haneke, che le ha fatto vincere il terzo César per "La pianista", uno dei ruoli più importanti della sua intera carriera. Ha vinto, in Italia, un David e una Coppa Volpi a Venezia, mentre a Berlino è stata premiata per "La tardona".




La morte di Gary Winick, avvenuta in concomitanza con la serata degli Oscar, è uno shock per chi non fosse a conoscenza della malattia da cui era, da tempo, afflitto. Winick viene a mancare a soli 49 anni, dopo aver portato avanti una carriera parallela di produttore e regista. Come director, la sua scelta cinematografica è completamente affine, negli ultimi tempi, agli standard Hollywoodiani di commedie "rosa" o famigliari, con buoni successi di pubblico. Il suo ultimo film, del 2010, è il noto "Letters to Juliet", girato parzialmente in Italia, con un cast variegato che annovera come protagonista Amanda Seyfried, e il ritorno sugli schermi della coppia Vanessa Redgrave/Franco Nero. Ha lavorato anche a "Bride Wars" con Anne Hathaway e Kate Hudson, senza dimenticare "30 anni in un secondo" con Jennifer Garner e l'indipendente "Tapdole", per cui ha ottenuto il premio come director al Sundance (considerato l'episodio migliore della sua carriera). Apprezzato da critica e pubblico anche il suo "La tela di carlotta" con Dakota Fanning. La fase precedente al successo è caratterizzata, in ambito registico, da una serie di B-movie di genere diversi non molto considerati (a dire il vero ne ignoravo l'esistenza). Come produttore mi preme ricordare il suo lavoro per gemme come "Schegge di April", per film scomodi come "La terra dell'abbondanza" di Win Wenders o imperfetti come "Lonesome Jim" di Steve Buscemi. Ho molto interesse nel vedere una sua produzione, "Starting Out in the Evening", con Frank Langella per la regia di Andrew Wagner.


Viene a mancare anche Jane Russell, forse più nota della Girardot per il suo sex-appeal piuttosto che per la sua produzione cinematografica, che tolta la splendida permormance in "Gli uomini preferiscono le bionde" accanto a Marylin Monroe diretta da Howard Hawks, ha ricoperto un ruolo di importanza marginale. E' nota soprattutto per la carica sensuale e l'afflato pubblicitario piuttosto che per importanti personaggi cinematografici. Jane Russell si lega ad un importante produttore come Howard Hughes e fa scandalo con la lasciva interpretazione nel western "Il mio corpo ti scalderà", per poi seguire un filone sfaccettatto di produzioni, anche proprie, raggiungendo a volte il successo di pubblicio, ma soprattutto una forte visibilità mediatica non affiancata a dovere da premi e copioni riusciti. E' proprio la prima immagine di femme fatale ad aver avuto la meglio, anche se la Russell, in un modo o nell'altro, pur essendo poco attiva, non è mai caduta nell'anonimato grazie ad un personalità debordante e carismatica, sebbene non indirizzata alla sensualità, anche nella vita privata.

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