19/12/10

Review - L'esplosivo Piano di Bazil



Cos'è se non un giocattolone meccanico che trae linfa dal novecento artistico? Cos'è se non un'orologio a molla che cita la poesia del muto e la bellezza della complicazione? Cos'è se non un film di atipici personaggi che vivono nell'atipico mondo favolistico del no-sense con morale finale? Cos'è se non la dipendenza della storia da ciò che sia originale e, perciò, espressione più del fenomeno in sè (inteso come effetto speciale) che come parte narrativa? Cos'è se non un film di Jeunet? Bello, visivamente affascinante, ricco di preziosismi, di degne citazioni/ispirazioni, di gusto e di leggerezza, di guizzi, E poi? E poi ricco di Jeunet, categoria a parte che dovrebbe far quadrato attorno allo stile del regista francese, che ha avuto l'ardire di oltrepassare la soglia del realismo e di creare un mondo fantastico, degno di una cartolina, di un vezzo naif,  con tanto di cromatismi interessati. Beh, il grottesco, il poetico, il patologico, il lunatico si uniscono nella creazione di un genere. Poteva andare bene per "Delicatessen", con la sua carica eversiva, arrancava per "Amelie", un film sopravvalutato che è un più un miraggio esemplare di vita e di presunta originalità (Jeunet è bravo nel rendere omogeneo e cifrato tutto ciò che appartiene al cinema del passato), diventava disdicevole  vendita ad Hollywood nel melò freddo "Una lunga settimana di passioni" e ora continua la sua parabola nel "circo" dei Micmacs. Prende Danny Boon e ne fai un Buster Keaton di nuova generazione. Ci aggiunge una scenografia di meccanismi, una storia che sceglie la strada più razionale (e per questo più folle), la giusta fotografia, e dei bravi comprimari. Basterà? Forse, ma per chi ha capito il funzionamento del gioco l'interesse scema. Come per i bambini che hanno compreso il meccanismo interno di un giocattolo, dopo averlo aperto e guardato attentamente. E che, piuttosto che ritornare a ricomporlo, lo lasciano a sè stesso in una scatola buia, come quelle di Toy Story, a cui il regista dice di essersi ispirato. "Bello ma non balla".

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