25/11/10

Tv-Movie of the Day - Cindarella Man

 Su Rai3 alle 21,05

Ron Howard ha uno stile insieme tradizionale e efficace. Combina elementi storici con una certa acutezza sentimentale, e riesce, meglio dell'ultimo Stone, a rappresentare la storia Americana. Naturalmente non opta con vigore per la storia a noi contemporanea, ma sceglie il passato. Ciò non significa che la sua opera sia del tutto inattuale, ma piuttosto la possiamo definire come un'osservazione sul mondo a tutto tondo, in cui il passato e il presente sono accomunati dalla medesima natura umana. Howard ha una visione meno politicizzata e più individuale del mondo e soprattutto lascia che la componente storica si intraveda sul fondo, senza fare per questo un film che si possa definire storico. Stone è l'anima ideologica, andata a male, Howard colui che racconta il singolo evento, il singolo personaggio, e ne fa manifesto integrato in un certo periodo. La sua è un'analisi manualistica e soprattutto di ricostruzione anche visiva dell'ambiente, ma è soprattutto un racconto personale. E così abbiamo avuto l'ottima analisi politica del personaggio Nixon, non scevra di un anchorman oggi non troppo noto, quel Frost che ha dominato, per arguzia, la scena dello spettacolo anglosassone, imprimendosi nella memoria di tutti proprio con le famosi interviste all'ex presidente (con ammisione di colpa nell'asserzione "Se lo fa il presidente, non è illegale"). Abbiamo avuto "The Missing" con la sua ambientazione da Far West e il suo revisionismo, peraltro troppo tardo per colpire, dell'immagine indigena, e il più fortunato "A beautiful mind" che nel rappresentare la storia del matematico John Forbes ha potuto attraversare una lunga tappa storica, focalizzandosi in particolare sulla guerra fredda. E le missioni spaziali tornano prepotentemente in scena nel classico "Apollo 13" in cui la dimensione politica è superata da quella umana. "Cindarella man" si inserisce nel medesimo filone, con la scelta di un personaggio, James J. Braddock, pugile simbolo dell'età della Depressione. Posso dire che si tratta della messa in scena più riuscita in perizia visiva e grande accuratezza nei dettagli. La fotografia, splendida, di Salvatore Totino, amico di Howard, è in grado di trasmettere una continua e quasi pittorica oscillazione tra luce e ombra, con la forza delle candele e una luminosità complessa e composita. Il mondo del boxe diventa espressione del periodo in cui è nato, con tanto di malavita, crisi economica, importanza della famiglia, povertà, attorno. E la storia del pugile, tra sconfitta e risalita, è metafora della Storia Americana. Russel Crowe è veramente bravo, meno la Zellwegger, nonostante sia stata apprezzata da molti critici. A volte, al di là della perizia tecnica (con dei segmenti documentaristici riusciti), il film si perde. Ed è soprattutto la sceneggiatura di Cliff Hollingsworth e Akiva Goldsman ad esserne responsabile. Ci sono caratteri un pò inutili o definiti sommariamente a livello psicologico, con un Paddy Considine e un Craig Bierko che soffrono di assoluta mancanza di definizone o di esagerazione parossistiche. Meglio Paul Giamatti, anche perchè l'alchimia con Crowe funziona alla perfezione. "Cindarella Man" è un film che unisce ad ottima fattura una buona componente emotiva ed attrae per la sua uniformità stilistica, più che per i meriti narrativi che include. Non è un masterpiece, ma è secondo, tra i film di ricostruzione storica, solo al di gran lunga superiore "Frost/Nixon" dello stesso regista e lascia intravedere gli abbozzi di un cinema biografico in costume, oggi in gran spolvero.

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