11/12/10

Review - The Special Relationship

"The special Relationship" è il terzo capitolo su Tony Blair; dall'ascesa, al rapporto con la Regina Elisabetta dei primi due, diretti da Frears con rigore, nel terzo si passa al mandato presidenziale laburista di Blair in contemporanea alla seconda presidenza del democratico Bill Clinton. Manca giusto il Blair che scimmiotta gli Stati Uniti e cade nei tranelli della storia di George W. Bush, con la guerra in Iraq che sarà l'onta che lo costringerà a tagliarsi fuori da un partito in decadenza. In primo luogo, mi preme sottolineare che questo è un prodotto pensato per la televisione e realizzato tramita accordi BBC-HBO. In Italia, Medusa lo distribuisce al cinema. Cosa certo positiva. In realtà, il film, a differenza dei suoi predecessori e delle altre miniserie anglofone ("Angels in America", per esempio, ma anche "You don't know Jack" con Al Pacino), non ha molto di cinematografico. Si tratta di un prodotto smaccatamente televisivo, strandard, eccellente per ciò che concerne la realizazzione tecnica, ben recitato da un cast per nulla disprezzabile (Michael Sheen batte Dennis Quaid), ma che non ha la forza emotiva del precedente "The Queen", nè l'analisi politica del primo capitolo, "The deal". Si tratta di un veloce, a volte borioso, viaggio nei rapporti interpersonali tra un Blair sulla cresta dell'onda e un Clinton costretto a risolvere l'annoso "Sex-Gate" in patria, con tanto di consorti, e delle tensioni jugoslave in fermento, con Milosevic che fa capolino. Compare, all'inzio anche Chirac, ma il trattamento riservato è risibile. Il film ha un suo merito nella semplificazione storiografica e nella facilità di costruire le forti dissonanze di un uomo come Blair, che di progressista, nonostante il partito di provenienza, non sembra avere nulla (e lo dice lo stesso Clinton alla fine), e che pone, in una sorta di continuo narrativo, in evidenza la grande capacità di conquistare gli altri, che è una carattersitica della sua persona e gli permette di attuare alleanze con lauti guadagni in immagine. Prima che arrivasse Bush, va detto. Perchè, come il suo nuovo amico, la fine di Blair è stata determinata dalle stesse relazioni che aveva imparato ad intessere con tanta arguzia. Forse, la mancanza di Frears alla regia (sostituito da Richard Loncraine) ha pesato sulle problematiche narrative e il tutto è stato incollato senza vera sostanza, ma anche il soggetto non è molto accattivante in sè. Peccato. Un film più problematico su Blair-Bush sarebbe ben accetto, comunque.

La recensione è del 12 Novembre, il film è attualmente, da ieri, in sala.

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