16/11/10

Review - Il rifugio



"Il rifugio" è il penultimo film di Ozon, nelle sale con "Potiche" da qualche giorno nel nostro paese.  La data di uscita è stata posticipata e il film è giunto in sala, in Italia, quest'estate. Per molti versi, non è che un episodio minore di Ozon, piuttosto vicino ad un modello poetico prestabilito. Non troverete molte differenze di atmosfera e di impostazione del linguaggio cinemtografico rispetto al "Il tempo che resta". Ozon è sempre lo stesso, con tanto di studio introspettivo e storie ai limiti (o meglio legate ad un evento luttuoso), con digressioni emotive e qualche accenno, piuttosto marcato, di cinismo. E' anche un autore non politicamente corretto, capace di sfidare la morale comune (con tanto di sigarette fumate dalla donna incinta), in molte sue opere, con una diversificazione di genere di riferimento (dal melò al thriller) costante. La cosa più bella del "Rifugio" è la capacità di creare una porta di mondo sfaccettata e sfumata, eppure completamente comprensibile, quasi salvifica e portatrice di speranza, anche non limitando la frustrazione. E ci riesce tramite i personaggi (e gli interpreti), scritti con la consueta penna stilografica, eleganti, ma anche profondamente umorali, e distaccati, nonostante siano travolti da emozioni folli. A volte le storie personali vengono a galla in maniera estemporanea, senza una vera necessità, e il film si presta ad essere una storia intrisa di drammaticità asettica. Niente grida rumorose, niente scene madri, ma un gran gusto estetico e emozioni viscerali a go-go. Aggiungeteci due attori, belli e affascinanti, come Isabelle Carrè e Louis-Ronan Choisy, e il film diventa un "rifugio" cinematografico ai tremori della vita. Anche, se, prima o poi, conviene uscir fuori ed affrontare il "non detto" di ognuno di noi.

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