19/11/10

Review - I fiori di Kirkuk

"I fiori di Kirkuk" è un film apprezzabile ed encomiabile per l'intento, la rappresentazione di un eccidio, quello curdo, avvolto non proprio nel mistero, ma comunque nel silenzio. Un silenzio che ha colpito una popolazione senza patria, senza stato, soggetta a vere e proprie ondate di persecuzione da parte di quasi tutte le comunità arabe dominanti. I curdi sono "minoranza etnica" di ogni stato in cui dimorano. La conoscenza del fenomeno persecutorio è avvenuta, in maniera massmediatica, in relazione alla Guerra del golfo, in cui la ribellione contro Saddam, fagocitata dalla presidenza americana di Bush padre, ha portato ad una feroce rappresaglia con l'uso, documentato, di armi chimiche di distruzione nei villaggi curdi del nord. Il film, diretto da Fariborz Kamkari, è del tutto inadatto ad una rappresentazione che unisca condanna civile, complessità del racconto, rielaborazione storica coerente. Si tratta di una fiction più che di un prodotto cinematografico, elementare, piuttosto lunga, incapace di avere un ritmo che possa conquistare, mediata dalla sovrapposizione di troppe componenti non amalgamate. Il film, oltre ad essere un'esemplificazione storica di un periodo molto più complesso, è anche una pellicola amorosa, che sfocia nel melò e, ancora, un film che unisce narrazione a lirica, risultando scoordinato. La costruzione narrativa viene sconvolta da personaggi del tutto abbozzati, mentre domina la scena la figura della protagonista, Najla, peraltro con una recitazione, quella di Morjana Alaoui, a doppia faccia, che unisce intensità, ma anche poca capacità carismatica. Tutto il film è costellato dalla storia d'amore, molla oltre limiti ragionevoli, mentre l'eccidio è sussurrato, nonostante le evidenti violenze. In poche parole, non si riesce a capire quale sia il vero obiettivo del regista: da una parte la condanna aperta, dall'altra l'uso di una storia melensa che impedisce di fornire una documentazione precisa e che tace momenti emotivi di forza ben maggiore. E' come se il film girasse attorno alla sua eroina, dimentico delle sofferenze di un popolo. Per questo più che "I fiori di Kirkuk" e più che cinema realista, bisognerebbe definirlo una biografia agiografiaca, con qualche accenno storico. Ma l'obiettivo di restituire le immagini di un genocidio, per mostrane l'aberrazione, sempre e comunque, non va in porto. Piuttosto guardatevi un "Hotel Rwanda" e scoprirete come il vero dolore può toccare, in modo universale, i vostri cuori. Il fatto che sia una coproduzione ha sicuramente influenzato negativamente l'attitudine del film.

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