15/11/10

Review - Draquila - L'Italia che trema









In tempo di surriscaldamento della situazione politica, è uscito in dvd il documentario di Sabina Guzzanti, presentato, tra le polemiche, a Cannes, quest'anno. La Guzzanti non è nuova a prese di posizioni dure, a volte discutibili nei modi e nelle intenzioni. Il punto focale su cui si basa il documentario è la differenza tra realtà percepita e realtà vissuta. L'obiettivo, tipicamente documentaristico, è quello della denuncia. La Guzzanti, che non ha alcuna simpatia nei confronti del premier italiano, Silvio Berlusconi, fa il miracolo. Riesce a sdmuovere le coscienze, ad indignare, a descrivere un mondo in cui l'arbitrario è la regola. E riesce ad affrancarsi da Berlusconi, che imita con una certa bravura, e ad intessere un racconto che chiama in causa il potere tutto, dalla Protezione Civile di Guido Bertolaso alle forze di opposizione, ai proclama propagandistici delle televisioni pubbliche e private, al beneplacito di personaggi discutibili, in forza ad organizzazioni mafiose. In poco più di 90 minuti, la Guzzanti mette su un gran calderone, ma riesce a mantenere con duttilità il filo del discorso. E così il propagandismo, la speculazione, l'intrallazzo, il legame, il placet ecclesiastico, i trascorsi con le mafie, vengono a galla, come un certo imbarbarimento dei cittadini, portati alla venerazione più che alla comprensione. Allo stesso tempo, la "Dittatura della merda" diventa un'arma a doppio taglio, una guerra civile in cui tutti sono in grado di essere nemici/amici a loro piacimento e in cui vince chi vince a prescindere, chi ottiene più consensi. A livello stilistico, il documentario sull'Aquila distrutta, è un riusciuto j'accuse con qualche accenno di Michael Moore, ma evitando molti stereotipi, grazie alla capacità della Guzzanti di inscrivere anche elementi faceti nella narrazione. E così, il suo diventa un "Fahrenheit 9/11" con digressioni più umane e meno scivoloni su un piano complottistico di Intelligenc. Il potere autoritario è evidente nell'incapacità di avere una libera espressione, nel malcontento taciuto, nella vergogna muta dei tg nazionali, nelle estenuanti campagne di distrazione/modificazione delle percezioni di massa, nella stessa imposizione fisica (anche le forze di polizia, non so quanto in maniera realistica, vengono introdotte nel calderone). La grafica, elementare ma convincente, per i raccordi esplicativi, è accompagnata da un montaggio serio, firmato Clelio Benevento. Ma oltre l'analisi, colpisce la capacità emozionale che fa riscoprire una Guzzanti più intima e meno votata all'ideologismo, più attenta alle problematiche reali di chi vive in disagio, e pronta a a dar voce, anche se con evidente carica ironica, a chi mitizza quel Silvio, oggi alle prese con una probabile crisi di governo.

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