20/11/10

Christmas Time - A Christmas Carol (2009)


L'arrivo del Natale, tappa obbligata, porta a focalizzarci, con una rubrica apposita, sui film inerenti al periodo. E' chiaro che cercheremo di approfondire molte facce del Natale, non limitandoci ad una visione univoca. D'altronde, nel cinema, il mondo natalizio è intessuto di una serie di componenti molto diverse tra loro, non solo buoniste, ma anche ciniche e dissacranti. Cominciamo la carrellata con l'ultimo film natalizio, "A Christmas Carol", versione di Robert Zemeckis, uscito al cinema (con 3D ante-Avatar) nel 2009, e arrivato or ora in dvd. "A Christmas Carol" è uno dei tramiti più efficaci del Natale, in genere. Un uomo, avvolto nell'ombra della sua anima di avaro, affronta in una nottata tre spiriti, tre personificazioni del Passato, del Presente e del Futuro, che sono interpretabili e interpretati sotto vari punti di vista. Il binomio Natale-Nascita è il fulcro nascosto del testo, che propone una rinascita interiore, morale e civile, in pieno raccordo con il messaggio di Dickens, autore della novella, che unisce alla denuncia sociale la possibilità di manifestare apertamente la propria umanità, seguendo regole proprie, maturate grazie ad una redenzione. Il personaggio di Ebenezer Scrooge, che sarà una sorta di leit-motiv costante della rubrica, in quanto portato sullo schermo con continuità, è entrato nella mitologia come una componente inscindibile del messaggio natalizio. Da acerrimo nemico del popolo, avido raccogglitore di denaro, su un modello Verghiano, cinico uomo tutto d'un pezzo, senza sentimenti apparenti e piegato dalla vecchiaia incallita, Scrooge subisce, dopo aver condotto un veloce cammino di redenzione, che gli ha mostrato il vero senso della vita, una rinascita e diventa l'emblema dell'Umanitarismo. Zemeckis sceglie il multiforme e camaleontico Jim Carrey per interpretarlo e usa la proverbiale (per il regista) performance capture per dare un tocco di realismo più evidente. La cosa migliore del film sta proprio nell'interpretazione di Carrey, a cui sono affidati anche i tre Spiriti natalizi. Il trasformismo dell'attore si accompagna, a differenza di altri prodotti simili come il "Grinch" di cui è interprete, ad una capacità di interpretazione mutevole e parzialmente fuori dai canoni classici. E così che i tre spiriti diventano personificazioni pagane e che, soprattutto, virano verso sequenze forti,  in cui accusano apertamente l'umanità (la denuncia, nel caso dello Spirito del Natale Presente diventa un'invettiva contro gli uomini che si credono portavoci di una volontà divina, ma che sono dei farisei terreni). C'è un tocco horror, anche se alcune azioni sono evidentemente mitigate per un pubblico vario e il film non ha la capacità di impressionare di altri adattamenti. Oltre a questo, al di là della ripetizione costante dei caratteri, un altro limite va nella scansione narrativa, per nulla convincente a livello di intreccio e troppo anonima per colpire realmente. Il film non usa il patetico, ma, in questo mondo perde una caratteristica necessaria per favorire l'empatia con lo spettatore. Se dovessi trovare un termine specifico, lo definirei "freddo", non perchè del tutto incapace di emzionare, ma perchè non in grado di tenere alto il livello di emotività per tutta la pellicola. Curatissima (e a volte con escamotages brillanti) la cura scenografica, non originale la partitura musicale. E' un prodotto di buona fattura, ma non chiedete molto.Per chi ha amato i rifacimenti classici, è un prodotto non in grado di scaldare il cuore con la stessa forza.

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