Oggi in tv The Bourne Ultimatum su steel alle 18,05


Pensieri che fluttuano a fiotti, immagini che vagano in una scoordinata coscienza, abbozzi di ricordi, episodici flashback, il passato sepolto sotto una fitta coltre di nebbia biancastra, dai contorni diafani tendenti a sfumare, sul punto di calare e diradarsi. La “Bourne trilogy”, depurata dalle esclamazioni retoriche e dalla contestualizzazione storico sociale ( Cold War ) della saga in novelle di Robert Ludlum, si risolve in un compiaciuto e dinamico esercizio di action movie, pur non disdegnando , su uno sfondo sincopato e adrenalinico, rimandi psicoanalitici e riflessioni pseudo interiori, indelebili fotografie che ritraggono, imperfette e poco nitide,  le motivazioni meccanicistiche basilari su cui si muove il comportamento umano. “The Bourne ultimatum” è, in primis, pura azione: inseguimenti rocamboleschi, corpo a corpo, tattiche di movimento e traiettorie di difesa, automobili in fiamme, detonazioni di vetri infranti, deflagrazioni, sangue, colpi esplosi in aria, una ferrea logistica della sopravvivenza. Dominano gli spazi esterni, segno di un’assoluta ricerca di veridicità, e sembra protendersi per uno stile documentaristico; il regista, Paul Greengrass, attraverso passaggi di camera repentini, immediati, nervosi e disturbati, crea un diatonico e dissonante contrasto tra atteggiamento registico implosivo e spettacolare resa esplosiva, con uno tratto che tende a destrutturare e frammentare la vicenda, proponendo dei continui movimenti spaziali ad ampio raggio, funzionali ad una storia di spie o pseudo tali. Si assiste ad un’ellittica soppressione della parola, che perde quel significato simbolico e si conferma veicolo di immediatezza e facile comprensione, con dialoghi diretti, scarni e poco enfatici. In seconda accezione, The Bourne ultimatum è un film identitario; Jason Bourne è alla continua e affannosa ricerca di sé stesso;maneggia indizi, prove, tende in ogni modo a ricomporre il puzzle di un’esistenza devota al male, all’omicidio,allo scontro frontale con l’altro. La sua mente coagula esasperatamente fotogrammi, si interroga sul passato, cerca di sviluppare un nuovo indirizzo comportamentale nel presente, conscia che la scoperta del lato più oscuro di sé possa tramutarsi in una possibilità di rigenerazione purificatrice. In ultima istanza, nell’epoca del Patriot Act e dei “gates”che hanno minato la credibilità dei servizi segreti di ogni dove, The Bourne Ultimatum è un film politico, in quanto specchio, con il programma di copertura di “failed missions” Blackbriar , poco fantascientifico e molto realistico di scelte non politically correct , lontane da quell’ideale di umanità e giustizia, caposaldo delle vere democrazie. Rielabora concettualmente un genere inflazionato e si avvale delle sontuose ed impeccabili interpretazioni di noti maestri dell’entertainment anglofilo: l’onnipresente Matt Damon, il pentito, dai toni bassi, Albert Finney, l’energica e riflessiva Joan Allen, il maligno David Strathairn, l’enigmatica Julia Stiles.
Treequel riuscitissimo. E’ anche il migliore dei tre capitoli, questo va di per sé.

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