13/03/11

Tv-Movie of the Day - The Last Station



 Su SkyCinema1 alle 21,10

"The last station" parla di Tolstoj. Prima che scappiate, forse ben consci dell'assoluta mole del lavoro dello scrittore, va detto che il film non è una trasposizione da un un suo romanzo e nemmeno l'analisi del Tolstoj istituzionale. Piuttosto la storia si incentra solo sugli ultimi anni di vita e sulla quotidianità piuttosto che sull'ispessimento ideologico. In questo senso il film non è un "mattone" mal digeribile. Forse, è anche peggio. Tratto dal romanzo di Parini, riesce, in un colpo solo, ad annullare la cinematografia russa di un secolo. Non è il solo, non è il massimo dell'ovvietà e mantiene una dignità interpretativa (intesa come fedeltà biografica) ammirevole, ma, come tutti i film stanieri, non dà alla storia russa il linguaggio che le serve per colpire lo spettatore. Tolstoj diventa personaggio di una fiction che non va oltre il compitino elementare, supera di poco la qualità delle miniserie in due puntate o dei feuilleton televisivi (parliamo dell'Italia, le serie Inglesi sono su un altro mondo) e arrivare non a decontestualizzare ma a banalizzare il personaggio. Forse rende la storia più veloce e fruibile, forse non ha il peso di "Guerra e Pace", riposto comodamente nella libreria di casa e tante volte aperto con le buone intenzioni, tante volte richiuso tra sollievo e disperazione. Ma arrivare ad etichettare i singoli protagonisti con delle aggettivazioni quali "pazza", "moralista" e ricondurre tutto al sesso, appare un pò semplicistico. La figura della contessa Sofya è una macchietta. La Mirren gioca le sue carte e ne esce positivamente. Meno buona, anzi pessima, è la scrittura del personaggio, anche piuttosto distante dalla realtà. Lo stesso percorso, anche se meno sfumato, riguarda Christopher Plummer, bravissimo ad interpretare un ruolo scritto alla buona. Non parliamo di Paul Giamatti, che ha raggiunto l'obiettivo di perdere tutta la credibilità acquistata con "American Splendor" in una serie di pellicole mediocri e in ruoli monoespressivi. Il suo Vladimir Chertkov è mal recitato, oltre ad essere mal scritto. E anche la brava Anna Marie-Duff sconta un carattere pessimo, nonostante sulla carta interessante (è la figlia di Tolstoj, Sasha). Per finire, non ho capito ancora l'utilità di Valentin Bulgakov ai fini della narrazione, così come non mi capacito di come stia perdendo tempo inutile James McAvoy con i film in costume, diventando il corrispettivo di Keira Knightley. E non è un complimento. Per il resto, il film non decolla nè cade a terra. Di certo Tolstoj non approverebbe, ma Michael Hoffman se ne infischia. Vi consiglio di infischiarvene di lui.

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