10/11/10

Tv-Movie of the Day - Nella valle di Elah




Stasera in onda su Rai 4 alle 21,10
Il titolo, elemento riassuntivo del film ci pone nella proposizione registica: quale Re, quale Saul, per quanto megalomane e poco assennato o semplicemente frutto di un’idiozia becera, eletto con la forza delle armi o con il gioco dei brogli, manderebbe i suoi uomini, i suoi soldati, i suoi figli a combattere una guerra che diviene spina nel fianco ogni giorno che passa, dramma familiare e civile, esplosione cellulare e mentale, gioco da reality sgranato su You tube e affini, snuff movie, fotografie bruciate, dati di uomini persi nel nulla, cannibale corsa alla morte, colpo piantato alla tempia, perdita di lucidità, alterato stato psichico? Paul Haggis riesce ad estrinsecare una generale visione oggettiva, partendo dalla crisalide ad incastro di una vicenda soggettiva e si riappropria di una storia secondaria, messa al bando dai mass media, che è individuale ma trascende la collettività nel silenzio di chi si è perso nei meandri di sé stesso, ...La bandiera americana diviene, formalmente, il simbolo evocativo della semantica filmica: aizzata e rivolta verso l’alto, lucente, patriottica, immacolata, si sporca del sangue della follia post-Iraq, delle morti per gioco, delle psicotiche tragiche, dell’impossibilità da parte dei nuovi veterani, giovani reclute, di rielaborare concettualmente e razionalmente un’esperienza che non ha senso. Il film è una detective storia sulla ricerca di un figlio ritornato dal fronte. Grandissima prova attoriale di tre premi Oscar: Charlize Theron riesce a celare la candida bellezza sotto un casco di capelli naturali, scuri, proponendo una trasformazione di impatto; geniale Susan Sarandon, dai pochi cenni, dalle poche righe di copione, ma dal grande intimismo, dalla straziante e veemente affannosa ricerca di un perché, così intensa, da deflagrare lo schermo ed il bruto, dagli occhi buoni, dalla profonda rassegnazione, ma dal percorso valoriale mutevole con la rinuncia di una vecchia parte di sé, Tommy Lee Jones, scarno e paterno. Un film politico, finalmente. E se in “Crash”, in una dimensione cromatica perfettamente dominata dal contrasto tra blu spenti e aranci accesi, sentore di vita, la morte, addossata agli uomini, pareva una girandola determinata da un destino di pregiudizi, in una collassante e armonica relazione causa/effetto, “Nella valle di Elah”, la morte, tramite colori smunti ed ingrigiti, diviene un corpo maciullato e divorato dagli animali, segno di una vittoria del male, in un acceso primitivismo che perde la sua intera umanità. L’uomo sembra preselezionato ad un orizzonte di male, non partecipe alle proprie azioni. La brutalità della guerra, rende la morte aberrante, non naturale. Non servono specchi per le allodole e i finti eroismi lasciano il passo a vite spezzate.

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