05/02/11

Capolavoro in Tv della serata - La sottile Linea Rossa




alle 21,00 su Iris 

Ricerchi un frammento di organicità e pensi, stoltamente, di trovarti dinanzi ad un film che racconti la guerra, ma, forse, non sei ben conscio che dietro una macchina da presa che si rende spiccatamente nevrotica in stacchi ellissoidali c’è un genio conoscitore del mondo, Terrence Malick, che tocca e fa vibrare le corde tese di un corale affresco sul male, sulla ricerca di un paradiso terreno, sul limite sottile che stacca e contiene in un’unica crepa di rottura vita e morte, stoltezza e saggezza. In correlazione con la filosofia di Heidegger, l’uomo risulta “esserci” solo se in lui si ravvede un’essenza di morte, solo se ammette la sua unica certezza o indipendentemente da un’ammissione.
La guerra diventa raffigurazione naturale, la stessa natura entra in guerra sua malgrado, splendidamente affrescata di piumati dai colori vivacissimi e stravaganti, quasi vestiti a festa, e di spumeggianti onde di un’acqua in cui si immerge, nella sequenza iniziale, un coccodrillo che si rifiuta di guardare la tragicità di un male necessario. E della natura fanno parte gli uomini, i soldati. Witt (un Jim Caviezel che buca lo schermo) crede nell’aldilà e cerca conforto in un paradiso terreno, che è immensità di spazio e panismo, nonostante, dall’esterno, la natura sembri ribellarsi o almeno frenare le ambizioni umane; personificazione della bontà, sopporta con rigore la condizione umana. Il sergente Welsh (Sean Penn) il suo antagonista, una roccia umana, conscio di un unico mondo, quello visibile, e sostenitore di una solitudo che sa di corazza e dell’idea che “L’uomo può fare una cosa sola: crearsi un’isola attorno, una situazione che sia sua”. Bell ( Ben Chaplin) sopporta la vita in guerra per un amore che si fa ricordo inossidabile, unica ragione di un’esistenza, che, privata della sua linfa, si appassisce. Il capitano Staros (Elias Koteas) si genuflette dinanzi a Dio, confida in lui, si cruccia, allontanato, del suo comportamento, amato (“è la parte più difficile: sapere o meno se fai del bene”), mentre il tenente colonnello Tall (Nick Nolte, eccelso) dibatte di esiti di battaglie, infischiandosene delle vite spezzate. Il film è pura riflessione; l’inettitudine alla vita e la morte come glorificazione si intravedono dall’erba che spunta sul sasso inanimato adagiato sul mare. Dalla morte, una nuova vita. Riflessione, forse, troppo marcata per essere parte di un film e non condivisibile, ma comunque volontà di trascendere la pratica cinematografica comune e creare un mondo alla Terrence Malick sullo schermo, frutto di stile e poetica, l'uno legato all'altra.

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