Iron man 2


















Il sequel è la prova del nove. "Ora o mai più", si potrebbe affermare. Perchè? Semplicemente perchè il secondo capitolo determina la continuazione di una "saga", in molti casi. Pensiamo all'interruzione di film tratti da fumetti come "I fantastici 4" o "Scooby doo"? Il motivo è semplice. Entrambi i prodotti si mostravano pur essendo un successo monetario (soprattutto il primo) investimenti a breve termine. In particolare la scelta di puntare sulla dinamica semi-infantile della glorificazione degli effetti speciali a scapito di una sceneggiatura forte, ha portato a trovarsi nelle mani un prodotto troppo vecchio per stare a passo con le leggi di mercato, troppo bambino per avere un certo riscontro critico. Anche perchè, con il Batman Begins di Nolan, lo Spiderman 2 di Raimi e il primo capitolo di Iron man, nonchè lo splendido dittico di Del Toro su "Hellboy" e le graphic novels imperanti con Alan Moore "senza crediti" nei titoli di coda, finisce l'epoca dei supereroi istrioni e si afferma, oltre al peso della tecnica, l'analisi psicologica. Per quanto "Watchmen" di Snyder e "Hulk" di Ang Lee siano prodotti di basso profilo, contengono appieno tracce del mutamento. "Iron man" è qualcosa che non coincide con nessun punto di vista. La sua essenza di cine-comic è molto più spettacolare, ironica, divertente, carismatica. Non è un personaggio analizzato a tutto tondo, ma un personaggio profondamente cinematografico. E, anche se si perde di vista la contestualizzazione storica (compreso il suo iniziale anticomunismo) e si arriva a identificarlo come il primo superhero dell'era di Obama, "Iron man" è soprattutto un entertainment spiritoso, veloce (con i dialoghi che si sovrappongono), tecnicamente valido (ma a volte la resa visiva è provocatoriamente da film di serie B) e soprattutto un prodotto hollywoodiano che prende in giro sè stesso. Quando si vedonio le sequenze della presentazione dei droni, molti potrebbero pensare all'esagerazione all'"americana". In realtà le sequenze sono integrate nel loro contesto e vogliono essere, come abbiamo visto dai viral, una citazione di modelli anni '90 (mi viene in mente l'entrata in scena di Joker versione Tim Burton), ma anche una presa in giro del cinema stesso che si presenta. Non a caso, il regista, Jon Favreau, ha scelto una compagine attoriale non propriamente di grido, a prima vista. Prima di "Iron man" Robert Downey Jr. non aveva molte speranze di risorgere, ora è l'attore più bravo, l'intrattenitore più simpatico, il volto commerciale per eccellenza. Anche la Paltrow si è molto ripresa dopo il primo film. Il loro duetto continua alla grande in questo secondo capitolo, con un contrasto, tipicamente hollywoodiano ("maschio contro femmina"), non banalizzato. E per un Jeff Bridges che non c'è, arriva un vecchio Mickey Rourke che non pronuncia molte parole ma ha una rudezza per nulla volgare e molto riflessiva. Meno presente Scarlett johansson, che si va ad affiancare alla lunga serie di femme fatale, una dei pochi personaggi che parte da questo presupposto sul grande schermo odierno. La vera sorpresa del film è Sam Rockwell, con un character che ha uno stile tra il "Batman" di Nolan con qualche accenno al cattivo del secondo Spiderman. La sua interpretazione, duplice e carica di contrapposizioni, ma alla fine etichettabile come quella di un perdente, è molto buona. L'intero film è strutturato in maniera meno lineare del primo capitolo. Non ne ha la freschezza. Ma il tempo è passato. E "Iron man" si trova di fronte ad un mondo diverso. Anche se lui, circondato da gingilli e belle donne, rimane sempre lo stesso, con qualche ricordo venuto a galla e nuove emozioni. "Iron man" non sarà un reboot, perchè è un eroe umano, una sorta di magnate che opera per il bene, molto vicino all'oggi. E ride e fa ridere, conquistando grandi e piccini. Mi preme ancora sottolineare che senza Robert Downey Jr. non esisterebbe "iron man" sullo schermo. Quando si dice l'importanza del casting. Ricordatevi di attendere  i titoli di coda e alla fine, solo alla fine, la scena extra.

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