Il piccolo Nicolas e i suoi genitori




Il film di Laurent Tirard tratto dal famoso libro per bambini di Renè Goscinny poteva essere una boutade tra il "Giamburrasca" nostrano anni 80' e quello musicarello anni 60'. I Francesi, senza sciovinismi, hanno classe anche nel volgare. L'elemento popolaresco è il motore del cinema italiano degli anni cinquanta e sessanta, poi c'è stato il cinema politico, poi il cinema drive-in, poi il "non-cinema", ora il cinema-product placement. A livello ipergeneralizzante, va detto. In Francia il problema è un altro e ci sono due strade percorribili: da una parte si può tentare la strada autoriale, dall'altro c'è un modello fiction meno grossolano ma altrettanto freddo. Chi media fra questi due elementi vince. Per intenderci, il film con la Tatou su Coco Chanel tende alla semplificazione da fiction, i film di Resnais sono autoriali (e fantastici), ma il carattere popolare si manifesta proprio in quei generi che possono svincolarsi dai suiddetti tipi. E' così che l'azione (Mesrine), l'horror, il filone carcerario, l'animazione sono il punto di forza. Ora il film in questione è molto vicino alla nostra sensibilità, più chiassosa, più divertita, più fanciullesca, sotto molti punti di vista si ritorna al bon-ton di "Don Camillo", diverso da un punto di vista tematico, con il suo dualismo bonario e il lieto fine. Il dato che va aggiunto è una grande integrazione dell'aspetto ludico con la dimensione psicologica. Il mondo dei bambini è analizzata con cura tale che, come una madeleine proustaiana, ritorniamo ad essere bambini e a pensare nei loro termini, non nei nostri. Il loro mondo di incertezze e paure è evidente. Ma non drammatico, come "Nel paese delle creature selvagge": Non a caso, il ricordo dell'infanzia perde i suoi aspetti più negativi e si concentra, con un intreccio veloce e vorace, su situazione tipo, in pochi casi oniriche, in molti materialiste fino al midollo (la preoccupazione per l'arrivo del nuovo fratellino, il meccanismo per scongiurarlo, la richiesta successiva). Il film scorre via, con la sua durata di 90 minuti scarsi, ed è un piacere constatare che la bravura di Kad Merad (in Italia lo ricordiamo soprattutto per "Giù al nord") venga offuscata dai piccoli protagonisti. In maniera difforme dal solito la sceneggiatura, dello stesso Tirard e di Vigneron, alle volte insoddisfacente, convince.

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