Greenberg, il sesto film alla regia di Noah Baumbach, il terzo di una certa notorietà, dopo la sorpresa del "Calamaro e la balena" e il mezzo fiasco critico per "Il matrimonio di mia sorella". Greenberg, presentato a Berlino, forse non è, a detta di alcuni, entusiasmante ma lo si attende per la fine resa psicologica e un'atmosfera che oscilla tra Wes Anderson e quache traccia del Woody dei tempi d'oro. Su Baumbach si scommette sempre, anche se il suo lavoro è più riuscito nella realizzazione di script (per Anderson) che da director. Il cast è ricco come al solito. Vedere Ben Stiller in un ruolo del genere non sembra tanto parossistico, il problema è che la tipologia del film non sembra essere per nulla attinente al suo profilo. Il cast è completato da Rhys Ifans, e da notare la presenza costante di Jennifer Jason Leigh, legata al regista. Gli LCD Soundsystem firmano la colonna sonora.
The conspirator è ritorno di Robert Redford dopo "Leoni per agnelli", un film che ha sollevato serie perplessità tra pubblico e addetti ai lavori. Personalmente, ne ho apprezzato proprio la verbosità. Il cast è eccezionale: James McAvoy che potrebbe essere il protagonista della prossima stagione con un ruolo chiave, la fantastica Robin Wright Penn, Evan Rachel Wood e soprttutto Kevin Kline e Tom Wilkinson.Lo script riguarda, con tutti i limiti nella verosimiglianza,il tentato assassinio ad Abramo Lincoln. Ha buone carte per esplodere. Dipende dal mazzo. E Redford ci ha regalato film grandissimi, come "Quiz Show" e "Gente Comune", ma anche sonore delusioni. Quindi sta a lui fornirci le carte vincenti.
I Coen ritorneranno con un western, True Grit, rifacimento di un film del 1969, "Il Grinta", con John Wayne. Il tentativo è di riavvicinarsi a "Non è un paese per vecchi", anche perchè il villain è interpretato da Josh Brolin. A lui si aggiungono il premio Oscar freschissimo Jeff Bridges e Matt Damon. Questo film di cui ignoriamo data di distribuzione, è un outsider, che, se proposto nelle sale, entro la fine dell'anno, potrebbe guadagnarsi forti simpatie e riaccendere un globale riavvicinamento al western. Non va dimenticato lo stile dei Coen e la loro capacità di imprimerlo in un contesto non attinente.
Parlando dei Coen, ci spostiamo in un altro contesto cinematografico. E' di Zhang Yimou il remake dell'opera prima dei famosi fratelli "Blood Simple" che ha assunto il titolo "A woman, a gun and a noodle shop" , recentemente rivista dal sottoscritto che ne è assuefatto. La scelta di Yimou, peraltro apprezzata (ma anche NO!) a Berlino, non mi sembra così eccitante, anche perchè l'opera potrebbe rilevarsi, in mancanza di qualcosa di più solido, come un divertissment innocuo con il sapore di minestra riscaldata. Yimou non è il mio regista preferito, anzi, eccetto pochi casi, è limitante definirlo un regista orientale di spessore in quanto è una rielaborazione sontuosa e a volte riuscita di uno stile ibrido e compiaciuto nel suo essere patinato o rurale. Alcuni film ("Sorgo rosso") sono capolavori, ma la sua parabola sembra essere da tempo discendente, con l'eccezione della "Città Proibità".
Infine, l'angolo trailer riservato ai film di prossima uscita è affidato al film italiano "Happy Family" di Gabriele Salvatores.




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