07/01/10

Stanley Kubrick


Sto leggendo, per motivi scolastici, il testo di Michael Ciment "Kubrick". L'analisi, in certi momenti, raggiunge una perfezione assoluta nella destrutturazione di un pensiero che assume i toni di una filosofia personale riconoscibile e coerente. Ciò che mi colpisce in negativo, però, sono le interviste, a prima vista. D'altronde avere una discussione con Stanley poteva, a detta di tutti, confondere a dir poco o comunque far oscillare l'uditore da una parte all'altra del suo "spazio mentale" (Fear and Desire, il primo lungometraggio). Dai SAM 3 del conflitto arabo israeliano, alla similitudine del timbro vocale dei demagoghi, citando il libro. Kubrick è un genio, adoro quasi tutti i suoi film. E' il genio del Cinema, come Shakespeare lo è del teatro, Dante della letteratura, Michelangelo della scultura. Cosa fa quest'uomo per essere così incensato? In breve si documenta voracemente, continuamente, cercando un perfezionismo assoluto. Tende alla "fine dell'arte", ovvero cerca di compiere l'incompiuto, finire ciò che non è finito. Tutti i generi, tutte le combinazioni, il sovraccarico geometrico e le costruzioni logiche, la rigidissima impostazione lavorativa, le centinaia di ciak, lo sfinimento amichevole degli attori, il controllo assoluto per quasi tutti gli elementi tecnici, la maniacalità delle sceneggiature, il gusto estetico sopraffino, la ricerca di musiche di grandi compositori, la coniugazione di aspetti in contrasto, l'imprevedibilità, il ritmo ballettistico e sinfonico, la sfida alla censura, il tipo di vita, smaccatamente antidivistica e quasi "asociale", la scansione ritmica del tempo e la sua alienazione diacronica e sincronica. Kubrick non manca di risvegliare il sentimento. Chi è Stanley? Ad una celebre intervista su Playboy Magazine, a chi gli chiedesse il significato interpretativo di 2001:Odissea nello spazio, rispondeva che, democratico, lasciava ad ognuno la possibilità di vederla a modo proprio. In questo senso Ciment è il detective dei film noir dell'epoca classica di Hollywood che deve capire ciò che non capisce. Le interviste, perciò, non possono che essere un continuo mancare il bersaglio. Kubrick non mostra un pò di empatia, risponde, contraddice, precisa, si oppone. Del resto è sua l'arte. E seppur lascia la possibilità di interpretare come si vuole, le pochissime volte in cui parla preferisce esporre il suo punto di vista. Per il resto, la bravura di Ciment va oltre Kubrick e non ha un valore artistico bensì analitico. Ciment ricostruisce l'organicità di una filosofia non sua, cercando di bypassare le deviazioni che lo stesso Stanley contesta in parte nelle interviste. Perchè Stanley le contesti non è dato sapersi. Quello che si può dire, citando il "Quarto potere" di Orson Wells, è che una parola, mille parole, per quanto giuste, non possono spiegare la profondità di un uomo. Ciment è un detective chiamato a scoprire il fatto, a smascherare il pensiero, ma non è nè il fatto nè il pensiero. Eppure qualcosa di Kubrick c'è anche in lui: chiamasi Passione.

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