02/11/09

Shakespeare tra teatro e cinema...Primo capitolo


Enrico V
Una delle migliori trasposizioni scespiriane di sempre, "Enrico V" riporta al cinema la massima espressione del teatro elisabettiano. Film di pregevole fattura, non perde mai di vista la ricostruzione storica che si evince nella cura meticolosa dei dettagli tali da restituire una perfetta visione di insieme delle rappresentazioni teatrali in quegli anni. Il Globe Theatre di Londra è l'iniziale luogo di scena della vicenda, e non può mancare un plauso alla riproposizione del luogo, seguendo, da certosini, le precise caratteristiche di uno spettacolo teatrale seicentesco: dalla struttura alla partecipazione popolare da tifo, dal cartello che sottolineava i cambi di scena (a differenza del teatro italiano di quegli anni, l'effetto scenico non è preponderante e pochi oggetti bastano per definire chiaramente una situazione) alla presenza dei più alti in grado direttamente ai bordi del proscenio. Shakespeare non subisce tagli, rielaborazioni, ed in lui si ripone la forza stessa del film. Nel massimo drammaturgo di ogni tempo, che racconta la straordinaria storia di Enrico, il re che riportò un'avvincente vittoria contro i Francesi ad Azincourt, è come se si proiettasse la storia reale della seconda guerra mondiale. Il film, uscito nel 1944, vede un Laurence Olivier regista e attore che sembra ribellarsi alla guerra, spronare alla vittoria, nell'incitamento del giorno di San Crispino, preambolo dei vari Braveheart, e creare, nel finale, con l'accordo di Troyes, una pacificazione poetica, quando si guarda alle brutture subite dalla natura (così evocativa la ricostruzione non realistica della natura, dai campi di battaglia alle architetture). Per il resto, un campo lungo iniziale da antologia su una Londra che incanta (e si scorge il Rose Theatre), momenti di profonda umanità, che restituiscono il solito phatos di genere (la maschera indossata dal re e la lunga discussione sulla responsabilità delle morti), qualche ilarità (i compagni del re) ed ottime interpretazioni. Annoverato come evoluzione pittorica, per la sua policromia complessa, ispirata a vari autori.
Laurence Olivier introduce dal teatro e la narrazione, in perfetta circolarità, si conclude in teatro, con la macchina da presa che restituisce un nuovo squarcio di Londra.

Giudizio numerico: 8,5/10

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