08/12/10

Tv-Movie of the Day - Across The Universe





Giornata John Lennon


8/12 ore 22:30 - Cielo
Una spina trafigge. E’ lo spirito dei tempi passati che si coniuga al tempo presente. E’ un tipo di coniugio così riuscito che lo stupore supera l’ammirazione, che si perde in fosche vie e si riempie di mille tinture, fino ad ubriacarsi di droghe, di fiori drogati, di petali da cui scende vaniglia fresca e succo di fragole, di quadri che sono semplici schizzi di personalità, di stili che si improvvisano tali nel loro essere trasandati, sciatti, naif, dei figli dei fiori infetti dal movimento che libera il corpo fino a volteggiare e a scendere in un mare turchese, di corpi che si intrecciano, nudi, mentre un circo di carovane rianima in fretta i suoi trapezisti. Lucy ha i diamanti di un certo valore, senza prezzo: gli occhi a lungo stanchi, a lungo freschi, lo spirito di una giovane donna che manda un bacio al mondo di piccina e apre gli occhi ad un sogno che si tramuta in vita. “C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones”, lo sputo del Vietnam lo risucchiò e non tornò. Jude, hey, proprio Jude, aveva le mani sporche di qualche fabbrica della Liverpool operaia. Si parte, il viaggio comincia, da un traghetto, una nave da un porto partita, ad un tetto di un concerto al “settimo cielo”.“Tutto ciò che ti serve è l’amore”. “All you need is love”. Janis Joplin canta ma si chiama Sadie, un bravo chitarrista la segue, un po’ Hendrix, un po’ Gaye. Un ragazzo cerca il padre che non ha visto mai, una giovane teen guarda la sua vita rosa scorrere mentre attende notizie dal fronte, una ragazza ama, prudentemente, le ragazze, un ragazzo dai capelli tinti di un giallo canarino sciroppato deve partire e torna con un occhio che si sveglia in una girandola musicale e di liberazione sessuale. C’è l’amore, che trionfa, come una fragola gettata sulla parete si infrange su altre eventualità, per poi sbocciare di nuovo, quando la tempesta ha il suo culmine ed ora non c’è che aspettare l’alba, carica di un sole caldo, il sole dell’amore che asciuga le vesti, mentre il cuore si trasforma in uno sguardo sui tetti, fino al cielo limpido, di New York. “Across the universe” è una ruota con tanti cerchi che procede spedita nel suo essere così semplice, da una parte, così stratificata, dall’altra. Julie Taymor crea un mondo che riverbera di una certa armonia musicale, come se la perfezione del canto fosse il grido, il sussurro, il modo di esprimersi della generazione targata sixties. Non è una favola, ha momenti intensissimi e una capacità creativa che supera, come detto, la semplicità della sceneggiatura. Lo stile, un patchwork di stili esso stesso, fa in mondo che l’opera riesca ad imprimersi in ogni suo momento, suonando atipica e, al contempo, appetibile proprio per il binomio alternativo a cui aderisce. E’ un’opera di tendenza, anche se non di massa, che scinde la componente consueta del musical, e, a livello d’immagine, arriva quasi a stordire di gioia, come fosse un brano musicale, o meglio una partitura di qualche genio. Molto buone le intere performance; Evan Rachel Wood è un’attrice bravissima, consolidata, bravo Jim Sturgges, che ha il corpo e la vocalità per essere una popostar cantautoriale. D’altronde, l’aspetto non tipicamente da blockbuster è sottolineato dalla splendida colonna sonora, che restituisce, insieme al lavoro visionario di Julie Taymor, a sua volta orientato a trip psichedelici e scene ideologico-politico, una forte connotazione sixties, concedendo allo spettatore l’immagine di una Swinging London viva e di un’America hippie, ad un passo da un mutamento più culturale che sociale. “Let it be” è esempio di un tradizionalismo musicale, nella versione di Carol Woods & Timothy T. Mitchum, ma è l’intera aurea della soundtrack che subisce una deformazione nel senso più positivo della parola, attraverso una svolta pop più marcata, a dispetto di un genere più complesso come poteva essere la musica dei Beatles, intesa come culla del popular-chic o del popular-rock, in antagonismo al folk di Bob Dylan in quegli stessi anni. Ciò potrebbe essere sacrilegio, ma l’intenzione e la resa portano più a pensare ad un omaggio attualizzato, senza fini commerciali troppo evidenti.

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